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PPP

Se esiste la DPP (Depressione Post Partum) è altrettanto vero ed inconfutabile che esiste il PPP (Peso Post Partum) e, di come le due cose possano essere strettamente interconnesse, lascio a voi decidere.

Fatto sta che a Casa Gombi siamo ad ormai 10 mesi dalla nascita di Bibo e il mio corpo è fonte di lunghi sguardi e ancor più lunghi sospiri. Ma mica di compiacimento, sapevatelo. No perchè, se di una cosa in questo momento sono più che certa (a parte il fatto che nel mese di Agosto sia impossibile potersi permettere una vacanza sul suolo italico…) è che lo specchio non mi rimanda un’immagine nemmeno lontanamente soddisfacente.

Qui in Emilia il caldo è arrivato. Estate piena alla prima settimana di Giugno – check. Ce l’abbiamo. Di botto.

E allora ci si sveste. Bye bye calze coprenti, addio maglioni ingolfanti, au revoir jeans armatura. Benvenute infradito, vi aspettavo gonne lunghe, vi temevo canottiere scopri magagne. Siamo nuovamente nella stagione della guerra all’ultimo deodorante – o alla sua totale mancanza, in certi casi. Hello summer!

Ci si sveste. Corpi liberi. Ed io, con il mio corpo, raramente sono stata in pace. Al massimo ci siamo concessi una guerra fredda e silenziosa anno dopo anno, stagione dopo stagione. Per nove mesi ho vinto io, ti sei sottomesso, mi hai dato soddisfazione, e siamo arrivati smaglianti alla data delle nozze. Poi per altri nove mesi siamo stati in tregua silente, mentre Bibo si faceva spazio mettendo entrambi alla prova. E adesso siamo qui, abbondanti ed insoddisfatti. 

Poi ci sono giorni peggiori e giorni “più meglio”.

Oggi è decisamente un giorno “più meglio”.

Stavo cullando bibo, per farlo addormentare, e, passando davanti allo specchio (quello integrale ed infido del corridoio) ho lanciato la solita occhiataccia al mio riflesso. Però, per una volta, ho sorriso, e ho deciso che le mie braccia, per nulla magre e ancor meno definite, sono belle così come sono. Sì. Belle. E me lo dico da sola.

Perchè queste due braccia (le uniche due che ho, dico sempre) sono il luogo in cui tu cerchi rifugio, dove tu ti abbandoni ai sogni più lievi e fantasiosi. Sono la tua fortezza. Nel mio abbraccio, stanne pur certo Bibo mio, troverai sempre un porto sicuro. Le mie braccia sono una guida, un sostegno, un incoraggiamento. Ti circondo d’amore. Le mie braccia, mentre ti cullano e ti sostengono, diventano quanto di più bello ed elegante ci sia al mondo. Sono come le braccia della Fracci nella più eterea delle esibizioni. Lunghe, forti, delicate, decise.

Ecco. Oh. L’ho detto.

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OVO SODO

Bhé dal titolo del post potreste sgamare immediatamente la mia età, nel caso vi foste lasciati scappare questo post, e anche una buona fetta del mio target cinematografico adolescenziale. Sì, Cocci alle volte ancora turba i miei sogni.
Ma questa è un’altra storia.

Oggi è lunedì. Ma mica un lunedì qualunque. Oggi è il lunedì grigio e piovoso che ha visto il rientro in ufficio della quipresente dopo i mesi benedetti della maternità.
Pignolo il lunedì, arriva sempre puntuale, avete notato?

Ho passato il weekend a fare scorte di Bibo.
Dei suoi sorrisi, ne ho messi via un po’ per ogni cliente che mi avrebbe fatta impazzire.
Ho annusato la nuca di Bibo fino a sembrare un cane da tartufo. Il suo profumo mi sarebbe poi servito per coprire i miasmi della zona industriale di produzione dei salumi che attraverso andando in ufficio, ‘na roba da far vomitare la colazione fatta in terza elementare con Tarallucci e thé scuro bollente (mai con il limone, I’m English, you know) credetemi. Che ancora non so come abbia potuto resistere nei primi mesi della gravidanza. Mistero.
Poi, ho stretto le sue manine nelle mie, per ancorarmi alla scrivania ogni volta che avrei voluto scappare a casa.
E ancora, ho fissato i suoi occhi grandi e fiduciosi, ripetendo a me stessa, più che a lui, che le mamme vanno, ma poi tornano. Le mamme tornano sempre dai loro bimbi.
Le mamme sono come i treni, sbuffano, corrono, spariscono all’orizzonte. Ma poi tornano sempre. Sulla puntualità poi, siamo come Trenitalia, ci scusiamo per il disagio e via dicendo. Tralasciamo.

Poi, ho disseminato la casa di post-it colorati e A4 pieni di punti esclamativi, con indicazioni a prova di…oddio, lo dico?!? Sì, non me ne vogliate, lo dico con affetto e con rispetto…a prova di nonno!
Ho preparato biberon e cucchiai e grattugie, mele, banane e latte in polvere in quantità industriali. Con precisione chirurgica ho buttato bavaglini e ciucci per tutta casa. Che non si sa mai.

Poi ho infilato in borsa una manata di cioccolatini. Eh. Oh. Bibo ha il ciuccio, Mamma ha i cremini FIAT.

Insomma. Tutto pronto. Tutti ai posti.
Pronti.
Partenza.
Via.

E, qui lo dico e qui lo nego, la mattinata in ufficio mi é vo.la.ta.

Ho avuto il famoso uovo sodo in gola per un pó, che non andava né su né giù. Qualche momento di zigaglino, lo ammetto (piagnucolio – nota per i non emiliani) mentre in macchina fissavo con occhi lucidi i tergicristalli sperando potessero ipnotizzarmi e farmi dimenticare che stavo rientrando sui binari del quotidiano, del “prima”.

Poi, quasi senza accorgermene (ma bruciando i semafori sul rientro che nemmeno Schumi ai tempi dei mondiali in Ferrari – ssssssssht, non ditelo a Papo!!!) ero di nuovo a casa, da Bibo.
Sana. Salva. Mamma.

E Bibo, direte voi?!
Bibo dormiva a bocca spalancata, sbavezzando placido sulla spalla della sua nonna adorante.
Sano. Salvo. Bibo.

Quando ha aperto gli occhi e li ha fissati nei miei ho sentito spostarsi il baricentro della Terra. Ho fatto un viaggio al centro dell’Universo, toccato il cielo con un dito, nuotato in un mare di gioia. Amore. Puro. Sono nata un’altra volta.

Insomma. Anche questa é andata.
Adesso mancano solo quattro giorni al weekend e 162 giorni alle ferie di Agosto ma, chi li conta?!? ; )

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