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GIOVEDI’, ANCORA TU.

Mi piacerebbe sapere come mai proprio il giovedì riusciamo ad accumulare ritardi mostruosi che non potrei recuperare nemmeno lanciando Giovanni all’asilo direttamente dal finestrino.

Perché al Giovedì, eh?!

Sarà il biscotto da sbucciare? O la marmellata che “Mamma, pittica!” (Pizzica, tradotto dal Bibese)?! Magari il latte giù per il colletto non aiuta. I salti in alto sul fasciatoio mentre Papo cerca di rivestirlo in quello che più che altro sembra un incontro di wrestling, nemmeno.

Tenere in mano contemporaneamente due pettini, una striscia di benda autoadesiva (rossa, è importante il colore) il ciuccio, un palloncino (sgonfio per fortuna) e un fermaporta? Forse.

Tornare in bagno di corsa, quattro volte, perché lo spazzolino topolino non era stato posato con la giusta pendenza nel bicchiere. Aggiungere un quinto passaggio per rilavare i denti. Che, al primo giro fra strilli e calcioni, le retrovie non erano state ripulite a modo. Che sia questo?

E la cuffia no. E la sciarpa no.

E la giacca che ieri era ooooookkkk oggi no, proprio non va. “Vojo l’altla”. Che alla fine ha più giacche lui di me e Papo messi insieme.

Ti prego inverno sii clemente, perché non credo di poter sopravvivere anche ai guantini.

In tutto questo, il nostro meraviglioso duenne allo sbaraglio è in pieno tripudio da “spannolino” e quindi bisogna sempre infilare in borsa un cambio completo (meglio due). Scarpe incluse. E io faccio fatica a ricordarmi di togliere le ciabatte ed infilarmi le scarpe prima di uscire di casa.

Per darvi un’idea del livello di esaurimento, ieri sera rientrando ho pensato bene di fare una tappa alla Coop per agguantare un pacco di pannolini (che va bene il culetto libero ma qui gira ancora che “la notte no”, come cantava quello). Bene. Coop. Pannolini. Un input semplice vero? E invece ho parcheggiato davanti al negozio per animali.

Credo non ci sia bisogno di scomodare Freud per rendere l’idea, no?

E comunque, anche stamattina, Bibo è stato consegnato sano, sazio, salvo e soprattutto asciutto alle Tate del nido. Si sappia.

L’orario di arrivo in ufficio della sottoscritta è meglio non scriverlo da nessuna parte. Potrei avere problemi con l’amministrazione altrimenti. Sbuff.

 

Amici, manca molto al venerdì?! Sera, possibilmente.

Fonte della foto: web

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SETTEMBRE, SOCIAL E NOVITA’

Settembre io ti amo, lo sai.

Volevo preparare un post bomba, fitto fitto di buoni propositi, to do list e progetti per il prossimo inverno. Ma non sono capace. Un po’ perché non so nemmeno che cosa mangeremo per pranzo, e un po’ perché scrivere nero su bianco i miei progetti poi mi costringerebbe a fine stagione a tirare le somme del fatto e del non fatto e correrei il rischio di deprimermi fortemente. E poi non ho ancora avuto tempo di correre da Target e, si sa, una “to do list” senza freccine colorate, patacchini accattivanti, un tocco di glitter e washi tape, non è nemmeno da prendersi in considerazione.

Quindi sbaglio i tempi. Pubblico a metà mattina e non rispetto nemmeno una regola del buon blogger.

Però Settembre, sei bello bello. Ed io sto covando da mesi una bellissimissima sopresa per il blog. Cercavo in realtà un’idea, un regalo per Papo, per festeggiare il nostro anniversario. Ma non volevo cadere nel banale e, nel frattempo, mi frullava il cervello per poter dare anche un nuovo look al blog. Come fare!?

I social in questi anni mi hanno regalato belle amicizie, Instagram, in particolare, che per me rimane il più bello dei social (ma non ditelo a Faccialibro eh, che poi mi si offende) e attraverso le immagini mi ha fatto conoscere tanto del nuovo e del bello che nasce quotidianamente dalla fantasia e dalle mani degli artigiani e degli artisti italiani e non. Che poi, artigiani ed artisti, perché fare una distinzione? E allora ho scritto una mail. D’istinto. Il risultato?

Eccoci qui. i Gombi, visti attraverso gli occhi e la matita della bravissima Gabriella Carofiglio. Mamma, Papo e Bibo. Eccoci qui.

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Lo dico da sola. Siamo belli belli belli in modo assurdo. Grazie, Gab!

Grazie di cuore. Perché sono felice tutte le volte che ci vedo in questa illustrazione e penso che siamo davvero un famiglia. E Bibo ci si riconosce. E Papo ha fatto un sorriso gigante quando ha aperto il pacco.

Ti abbraccio da qui a li.

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TRE. IL NUMERO PERFETTO?

Post-icino piccolino e pieno di amore per festeggiare tre anni pieni zeppi di Gombi!

Buon anniversario. Il terzo. In tre.

gombi

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ESSERE PAPO

Le risate matte.

Costruzioni di Lego fantascientifiche.

La pappa sgraffignata.

Il caffè da portare insieme alla mamma.

La spesa in Coop che diventa una roba da maschi.

Gli spruzzi nella doccia.

Le corse al water per fare la “tatta” nel water.

Le corse per il corridoio.

Un altro biscotto.

Gli scherzi.

Le parole nuove e buffe.

La complicità tutta maschile che mi taglia fuori e mi riempie il cuore.

Rientrare a casa dopo una serata con le amiche e trovarvi nel lettone a dormire nella stessa identica posizione.

Gli occhi. Brillano e si riflettono identici gli uni negli altri.

I dinosauri mangiamele.

Leggere un libro prima di fare la nanna. E poi un altro. E un altro ancora.

Una mano grande ed una piccolina che ci si incastra dentro alla perfezione.

Mille e un modo di essere padre e figlio.

Ed io, che fino a due anni fa se sentivo la parola “papà” pensavo solo “mamma”, vi guardo, e mi commuovo. E imparo un amore nuovo. E sono orgogliosa, gonfio il petto innamorata. E mi sembrate una potenza della natura. E mi sembra un miracolo poter allungare la mano e toccarvi. Sapervi miei e miei soltanto. I miei amori grandi. Anzi, grandissimi.

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LA RADIO

La radio, ma quanto piace a noi Gombi, la radio?

Un sacco. Ve lo dico chiaro e tondo. un sacco e una sporta, come si dice da noi.

La radio si accende con noi e per noi la mattina, mentre facciamo colazioni insieme e Bibo gorgheggia di “tototti” e “yoyo” (che tradotto dal Bibese sarebbero i biscotti e lo yoghurt) – sì, stiamo attraversando una fissa da yoghurt non indifferente. Se lasciassimo scegliere a lui sarebbero yo yo a colazione pranzo e cena. E merenda anche!

La radio è con noi.

Io canticchio stonata, Papo mi sfida a riconoscere le canzoni alla prima nota e Bibo tiene il tempo dondolandosi sulla sedie. Una famiglia di matti insomma.

La radio è accesa anche in bagno e l’ascoltiamo in stereo da stanza a stanza, nel nostro castello da quattromila stanze. Ironia portami via. Ormai ha completamente sostituito il televisore, che langue impolverato e occupa spazio utile con il suo sorpassato tubone catodico.

Abbiamo ovviamente una radio del cuore e un paio di giorni fa stavano chiedendo agli ascoltatori di raccontare la notte più memorabile della loro vita.

E io sono ancora qui che ci penso.

Il primo ricordo, affiorato come una bollicina, è stato quello di una notte del viaggio di nozze. Eravamo nella Death Valley e, in piena notte, saranno state circa l’una o le due, Papo ed io ci siamo ritrovati a fare bucato in una lavanderia deserta. Nessuno intorno a noi. Solo il silenzio e un immenso cielo stellato. Ci siamo sdraiati su delle panchine di legno che un pochino alla volta rilasciavano con un sospiro tutto il calore accumulato durante la giornata e siamo rimasti semplicemente lì, cullati dal rumore delle lavatrici a gettoni. Con il naso per aria a guardare la volta celeste in tutto il suo splendore. E a respirare.

Ah sì, quella è stata anche la notte in cui mi sonno innamorata. Innamorata perdutamente delle asciugatrici. Ma questa è un’altra storia.

Dico grazie alla radio, che fa da colonna sonora alle nostre giornate e ci regala sorrisi e riflessioni.

E adesso su, sputate il rospo. La vostra notte più bella?

Il/la primo/a che risponde “la prima notte in cui mio/a figlio/A ha dormito tutta la notte” vince.

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19 Marzo 2014 – LA FESTA DEI PAPO

Ciao a tutto, qui è Bibo che scrive.

Oggi mi sono intrufolato nel blog di famiglia perché voglio festeggiare il mio grande Papo, mi hanno detto che oggi è la festa di tutti i Papo!

Allora ecco, per prima cosa voglio festeggiare i tuoi occhi, che mi guardano con una gioia ed un amore che mi fanno pensare che tutto andrà bene. Li sento Papo, so che mi stai guardando mentre ronfo beato nel mio lettino, mentre gioco e non mi importa del mondo, mentre mamma mi canta la ninna nanna. So che mi stai guardando e allora tutto è al suo posto.

Poi voglio festeggiare i tuoi riccioli brizzolati, le mie manine cicciottelle ci si perdono, rimangono impigliate. I tuoi ricci sono molto meglio del pelo di Pablo, quello scappa sempre via con la coda dritta, tu no. Ti lasci stropicciare.

Menzione d’onore per la tua barba, la meglio cosa che ci sia in tutto il (mio) mondo. Mi punge. Mi fa il solletico. Mi fa i grattini. E io rido, rido come un matto, non riesco a trattenermi, è una cascata di risate che, come monetine d’argento, cadono, rimbalzano e si sparpagliano per tutta la casa. Forse tu non ci hai mai fatto caso, ma dovresti vedere che faccia fa mamma quando ci sente ridere insieme. Diventa bellissima. Si illumina.

Tengo per ultime le tue mani. Sempre pronte a sostenermi, imboccarmi, smoccolarmi. Mani che non risparmiano mai una coccola, che profumano di lavoro, di musica e di vita. Le tue mani sono la mia porta spalancata sul mondo, sono anche un’ancora, un porto sicuro, sono una scala per arrivare a toccare la luna e le stelle, per catturare una nuvola in volo. Le tue mani pazienti prima o poi mi tireranno anche uno scapaccione mi sa, ma fa niente Papo, ti perdono.

E poi oh, io sono ancora piccolino, non ti ho ancora esplorato tutto bene a modo papone, ma sappi che, per il momento, quello che ho sperimentato non è niente male.

Adesso devo andare, quella rompi della Mamma si è convinta che io sia stanco e debba fare un riposino. Tzè. adesso le faccio vedere io Papo…hihihihihihihi…le combino il mio scherzo preferito…fingo di dormire profondamente, rimango immobile, come un opossum de “La gang del Bosco” e poi, appena prova a mettermi giù, spalanco gli occhi. Che simpatico che sono eh, lo so.

Scappo Papo mio adorato, torna presto stasera, ti aspetto per fare i giochi. Non vedo l’ora di sentire le tue chiavi che girano nella toppa. Già sorrido se ci penso. A dopo, Papo.

Papo e Bibo

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33, GLI ANNI DI PAPO

E finalmente ieri, domenica 9 Febbraio, dopo più o meno 3.467 giorni di pioggia ininterrotta, roba che da Seattle stavano per mandare dei canotti di rinforzo, ad un attimo dallo sviluppo delle branchie, è tornato a splendere il sole anche sulle nostre umide testoline. Amato, invocato, bellissimo sole – se non fosse che chiunque passi di qui in una giornata come quella di ieri non ci metta più di tanto a rendersi conto che le finestre di casa nostra non sanno più cosa sia il Vetril. Pace. Lascio ad altri le case immacolate da manuale, qui noi ci sporchiamo e ci impolveriamo, ma sempre con amore.

Complice Bibo che, sette giorni su sette, alle sei precise, decide sempre in maniera molto poco democratica che bisogna scendere da letto, a casa Gombi ieri mattina, per le nove, si era già dato una sistemata al caos cosmico che si ammucchia in ogni dove dal lunedì al venerdì, con picchi di indecenza al sabato, messo in moto una doppietta di lavatrici e cucinato verdurine, riso stracotto ed altre interessanti, quanto insipide, prelibatezze per il menù della settimana a venire. Che, ve lo avevo detto vero?! Il mio ometto grande ormai mangia le pappine eh (sospirone…) altroché la frutta. Quella va bene giusto per tappare un buchino tra una tigella al lardo e una mangiatina di stinco, AKA lo svezzamento all’emiliana. Mica storie.

E in tutta questa brulicante attività mattutina, dove sarà finito Papo, vi starete chiedendo.

A letto.

Ma come a letto, ancora?!Miracolo!

No no, niente miracoli, che qui non se ne vedono e non se ne aspettano.

Vi faccio un veloce flash back.

Casa Gombi, interno, sera.

“Amore, come vorresti festeggiare il tuo compleanno?!Eh?!Eh?!Eh?!?”
Chiede lei, che ancora per i compleanni ha la passione e il luccichio negli occhi di una bimba di cinque anni.
“Dormendo.”
Risponde lui, che probabilmente deve aver bene o male realizzato che non dormirà una notte intera fino a che Bibo non compirà cinque anni.

Ecco risolto l’arcano, é il compleanno di Papo!!!

E allora auguri Papone adorato!!! 33 anche tu, mi hai raggiunta!!!

Questo, ve lo devo dire, sarà sempre un giorno un po’ speciale per noi, perché proprio un anno fa abbiamo abbiamo annunciato l’arrivo di Bibo a tutti gli amici. E sembra una vita fa. In fondo lo è proprio, una vita fa, quando la storia di noi due è diventata la storia di noi tre, dei Gombi. Accidenti quante emozioni. Ho la lacrimuccia facile, e non posso nemmeno più dare la colpa agli ormoni, ahimè. Sniff sniff. Sento ancora il boato di gioia che ha fatto tremare le finestre. Mi basta chiudere gli occhi e rivedo tutte le facce stupite, sorridenti, complici (perché qualcuno sapeva ma sssssssht, acqua in bocca!!!) qualcuno con un punto interrogativo stampato in fronte, altri che, ignari, hanno continuato a sgranocchiare cibo, per poi rimanere interdetti con un crostino a mezz’aria realizzando che tutti li stavano fissando. Sì Manuel, parlo proprio di te!  Che ridere. Che bello. Che bomba di belle sensazioni. Rifarei tutto. Tutto.

Ancora grazie, amici belli, siete le colonne della nostra vita.

E di nuovo buon compleanno, amore mio. Dormi sereno, ci pensa la mamma.

PS: Non penserete mica che la giornata sia stata tutta lavatrici e dormitone vero?!?No perché, vanno bene pantofole e famiglia eh, ma a sera ci siamo fatti un aperitivo meraviglioso, a base di biberon e bollicine, con un Bibo in super forma, vestito in coordinato con Papo (che ancora mi scappa da ridere per quanto erano belli e felici ieri i mie due amori) e con gli amici sempre pronti per un brindisi insieme!!! Cin cin ragazzi, grazie a tutti, mamma è rientrata a casa brilla come una pigna – e non succedeva da mesi e mesi. Olè! Hic! In alto i calici!!! Auguri Papo!!!

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