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ANTO’ (FA CALDO)

Eccomi qui con il primo post tutorial-in-3-easy-steps su come tenere i bimbi freschi con la caldazza infame di questo lungo Luglio assolato.

Paura eh?!

Avreste ragione. Giuro che, almeno per il prossimo futuro, non mi trasformerò in una di quelle blogger colte da delirio di onnipotenza che si sentono in dovere di fare un tutorial per spiegare al mondo come fare un toast. Giuro. Ma poi oh, fa caldo e io potrei dare di matto da un secondo all’altro, quindi non garantisco che terrò fede al giuramento.

Dai. Su. Estate Italiana = caldo. Riusciremo mai a farcene una ragione?

Guardate le transumanze di turisti che ogni anno affollano le nostre spiagge, le nostre bellissime città, laghi e montagne. Loro se la spassano beati. Con tanto di bermuda orripilanti, occhiali da sole improponibili, creme solari a schermo totale color fluo in bella mostra sul naso e calzini bianchi infilati con orgoglio in sandali da frate. Che ormai sono stati sdoganati (oltre che dalle nonne italiane che mandano i bimbi alla baby dance in pigiama – ho le prove! O meglio, le ha la mia amica Linda) pure dagli stilisti più fessssion del pianeta. E no, vi prego, non andate su Google, vi fareste male agli occhi! Fidatevi di me, per una volta.

Resta il fatto che loro questo caldo se lo godono. Se lo vengono a cercare. Pagano pure. Mentre noi sbuffiamo e ci lamentiamo e rimaniamo appesi alle stroncanti notizie che danno la colonna di mercurio in netti picchi di salita giorno dopo giorno. I telegiornali ci lasciano abbacinati con notizie dell’ultimo minuto e novità assolute del tipo “Non uscite nelle ore calde e bevete molta acqua!”. Ma veramente? Giornalismo ad altissimo profilo proprio.

Anche io regalo al mondo la mia parte di sbuffi e di sudore. Ovvio.

Ma, se mi tocca di prendere la macchina alle due del pomeriggio con 38 gradi all’ombra per venire a lavorare, giuro che nulla mi potrà fermare nel caso in cui poi, mi salti in mente di tirare (virtualmente) il freno mano per un paio di ore, fare shopping scellerato, incontrare le amiche per un aperitivo che si trasforma in cena e poi finire in mutande sul divano di casa con un chilo (ok, era mezzo) di gelato e raccontare la mia giornata a Papo. True story.

Le ferie sono lontane. Il weekend anche. Ma mica si può passare il tempo a brontolare.

Forza, life must go on! O era sweat on?!

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LA MIA PRIMA

La mia prima festa della mamma, domenica scorsa, 11 Maggio.

La mia prima volta da mamma, la 33a da figlia.

Vi immaginerete ricchi premi e cotillons. E invece no.

Mi sono svegliata e, per la prima volta in quasi 9 mesi (oddiomemamacomevolailtempo!!!) Bibo non era con me. E no, non era nemmeno con Papo, o in sala, sul tappetone, o infilato sotto al tavolo impegnato in chissà quali mirabolanti avventure. Perché adesso gattona, ve lo avevo detto che il mio piccolo grande bambino gattona?!Aiuto!

Comunque, Bibo non c’era. Bibo, ha dormito dai nonni.

Bibo ha dormito dai nonni per la prima volta.

E siamo sopravvissuti, tutti – chi più e chi meno dignitosamente. Io, ad esempio, da quando ho aperto gli occhi, fino a che non ho visto spuntare il passeggino da dietro l’angolo, ho fatto spoletta tra sala e cancello ogni cinque minuti. In pigiama. Sì, in pigiama e ciabatte, con relative risatine dei miei vicini.

E poi ho anche pianto. Un po’. Un pochino.

E finalmente ho di nuovo preso in braccio il mio bambino e mi sono sentita completa, e qualcosa dentro di me è tornato al posto giusto.

O santa pazienza! Diventare mamma mi ha proprio rincitrullita. Dato di fatto. Anima in pace.

Ma lo volete sapere che cosa ha reso davvero speciale la mia prima festa della mamma?

Un bip.

Un bip?

Un bip!

Il bip del cellulare che, illuminandosi a festa, mi faceva sapere che un nuovo bimbo aveva fatto cucù nel mondo. Felice, sano e bello da morire, come la sua mamma. Un nuovo minuscolo esserino che risponde (o meglio, risponderà, tra qualche mese…) al nome di Luca. Luca, il mio nuovo nipotino.

Luca, che in un solo momento è nato figlio, fratello, nipote, cugino e amico. E io lo amo, lo amo già alla follia!

Benvenuto in questo mondo di matti, cotechino della zia!

 

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PRESENTIAMOCI, CHE SIAMO GENTE EDUCATA

Mamma, Silvia, io
Anno 1980, nata provinciale, sogno di vivere in un paese anglofono a scelta, possibilmente vicino al mare, chessó, fatemi sognare, un paesino in Irlanda, mi accontenterei. Imparerei a fare la maglia. Dico.
Intanto faccio la pendolare part time e la mamma full time, perché diciamolo, siamo mamme anche quando stiamo lavorando, facendo la spesa, la coda alle poste, un aperitivo (un che?!?!), quando stiamo dormendo. Soprattutto quando siamo in bagno, mai sole lì eh, é scientificamente provato.

Papo, Fabio, l’amore mio grande – subito dopo Ben Harper. O subito prima, va a giorni, ma questa é tutta un’altra storia ed include una cornice dorata che campeggia nel nostro salotto.
Brizzolato e ricciolo, uomo dagli occhi buoni e dalle poche parole.
Mi ha fatta innamorare su due piedi, io, che avevo giurato sullo spritz (mica sul gin tonic, che quello mente) che MAI, mai dico, mi sarei di nuovo persa dietro a un musicista. Ed eccolo là, cinque anni dopo siamo sposati e con un pupo. Tié.

Bibo, Giovanni, annata 2013.
Tanto amore e una vita da vivere, scrivere, viaggiare e sognare. Proveró a raccontarla un pó qui, come mi viene, quando mi viene.
Chissà, se da grande Bibo leggerà le mie parole. Nel caso, mi scuso da subito figlio mio, ti faró arrossire e vergognare come solo una madre puó.

Poi ci sono Ginger e Pablo, i nostri due gattoni amici/nemici, il sottofondo peloso delle nostre giornate. Che senza non saprei come fare.

Eccoci, noi. I Gombi. Piacere (che a quanto pare se usi questa formula mica sei cool et à la page, ma a me piace, tié).

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