Archivi tag: ildiariodeigombi

SETTEMBRE, SOCIAL E NOVITA’

Settembre io ti amo, lo sai.

Volevo preparare un post bomba, fitto fitto di buoni propositi, to do list e progetti per il prossimo inverno. Ma non sono capace. Un po’ perché non so nemmeno che cosa mangeremo per pranzo, e un po’ perché scrivere nero su bianco i miei progetti poi mi costringerebbe a fine stagione a tirare le somme del fatto e del non fatto e correrei il rischio di deprimermi fortemente. E poi non ho ancora avuto tempo di correre da Target e, si sa, una “to do list” senza freccine colorate, patacchini accattivanti, un tocco di glitter e washi tape, non è nemmeno da prendersi in considerazione.

Quindi sbaglio i tempi. Pubblico a metà mattina e non rispetto nemmeno una regola del buon blogger.

Però Settembre, sei bello bello. Ed io sto covando da mesi una bellissimissima sopresa per il blog. Cercavo in realtà un’idea, un regalo per Papo, per festeggiare il nostro anniversario. Ma non volevo cadere nel banale e, nel frattempo, mi frullava il cervello per poter dare anche un nuovo look al blog. Come fare!?

I social in questi anni mi hanno regalato belle amicizie, Instagram, in particolare, che per me rimane il più bello dei social (ma non ditelo a Faccialibro eh, che poi mi si offende) e attraverso le immagini mi ha fatto conoscere tanto del nuovo e del bello che nasce quotidianamente dalla fantasia e dalle mani degli artigiani e degli artisti italiani e non. Che poi, artigiani ed artisti, perché fare una distinzione? E allora ho scritto una mail. D’istinto. Il risultato?

Eccoci qui. i Gombi, visti attraverso gli occhi e la matita della bravissima Gabriella Carofiglio. Mamma, Papo e Bibo. Eccoci qui.

Stampa

Lo dico da sola. Siamo belli belli belli in modo assurdo. Grazie, Gab!

Grazie di cuore. Perché sono felice tutte le volte che ci vedo in questa illustrazione e penso che siamo davvero un famiglia. E Bibo ci si riconosce. E Papo ha fatto un sorriso gigante quando ha aperto il pacco.

Ti abbraccio da qui a li.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

IL RICHIAMO DELLE SIRENE

Ho portato Bibo al mare, a Giugno.

Il mare a Giugno non lo vivevo da quando ero una ragazzina, eoni fa, in pratica. Da quando la nonna mi portava al mare in Liguria. Tutti gli anni nello stesso paesino, nella stessa pensione, nello stesso bagno. Cambiava forse la fila degli ombrelloni, ma tant’è. Tonino il bagnino cretino, sì, lo chiamavano proprio così dagli altoparlanti – pensate l’autostima – lui era sempre al suo posto. Anno dopo anno.

Fino a che non ho deciso che ero troppo grande per le vacanze con la nonna, o forse fino a che gli impegni della scuola non si sono imposti, ed era giunto il momento di vivere il mare diversamente, con le mie amiche.

Basta Liguria, avanti con la Riviera Romagnola.

Focaccia, gelato, ciliegie a merenda e odiose spazzolate tra i capelli salmastri sono stati sostituiti da notti in macchina e partenze all’ultimo minuto. Tende troppo piccole in campeggi troppo affollati ma tanto, chi ci ha mai dormito?

Spiedini di pesce e piadine ad orari improponibili, con ancora il sole ed il sale sulla pelle. Happy hour infiniti, risate, infradito, amori impossibili, amori travolgenti, lacrime, gavettoni, il profumo delle creme solari, della menta e del lime. Gli occhi che brillavano. Ballare sulla spiaggia e poi addormentarsi sulle sdraio mangiati dalle zanzare e inzuppati dalla guazza.

E adesso?

Dove sono finite quelle estati lì?

Quando avevamo il mondo in pugno e Settembre era lontano, oltre l’orizzonte, oltre il tempo di un’altra canzone, da cantare a squarciagola e con il friccico nel còre.

Adesso la prospettiva è decisamente cambiata.

Il mare è una ruota che gira. un movimento continuo di onde che hanno riportato sulla battigia secchiello, palette e formine. Via, svelti, fate sparire quei Mohjito.

Adesso il mare è diventato un tempo nuovo che scorre nei gesti del mio bimbo. Nella sua sorpresa davanti alle onde. Nelle corse verso la riva, attratto dal richiamo delle sirene che già una volta hanno cantato per la sua mamma.

Buon mare, Bibo mio.

Buona Estate. Per questa e per tutte quelle che verranno.


            

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

TEMPUS FUGIT

Il tempo scappa. Me ne rendo conto ogni giorno. Ogni nuova buffa parola ripetuta da Bibo, ogni nuovo traguardo. Ogni volta che guadagna centimetri nell’arco di una sola notte e arriva a prendere oggetti che prima gli erano inaccessibili.

Poi ci si mette anche Facebook che, con questa nuova cosa di riproporre eventi degli anni passati, un po’ come i peperoni, sta facendo traballare il mio – già precario – equilibrio mentale.

Insomma, oggi mi è sbucata fuori dal nulla questa foto:

paint

Risale a due anni fa quando, proprio in questi giorni, Papo ed io eravamo alle prese con i colori per la cameretta di Bibo.

Sì, credo sia proprio del giorno in cui, rientrando dal lavoro, Papo mi ha beccata in cima alla scala da imbianchino con pennelli, bicchieri, tazze, colori e coperchi delle pentole in preda ad un feroce Art Attack di quelli a cui proprio non si può resistere. Io, ed il mio pancione di sei mesi abbondanti ci siamo presi una bella sgridata.

Quando adesso guardo le meravigliose bolle colorate sul soffitto sogghigno ancora soddisfatta, proprio come una bimba che ha fatto una marachella.

Bene, fast forward di due anni ed eccoci nuovamente in preda alla rivoluzione.

A Casa Gombi abbiamo deciso che è ora di tentare l’impossibile: dare a Bibo lo sfratto esecutivo dal lettone di Mammà e Papà.

Il tempo di far riprendere vitalità al materasso e via che si va, armati di tanta speranza e del Topolino Pilucco.

Augurateci tanta fortuna, mandate a vegliare sulle nostre notti la Fata Madrina dei Lettoni, se mai ne esiste una, e…restate sintonizzati.

Dita incrociate per I Gombi. Vi aggiornerò.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

TRE. IL NUMERO PERFETTO?

Post-icino piccolino e pieno di amore per festeggiare tre anni pieni zeppi di Gombi!

Buon anniversario. Il terzo. In tre.

gombi

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

ESSERE PAPO

Le risate matte.

Costruzioni di Lego fantascientifiche.

La pappa sgraffignata.

Il caffè da portare insieme alla mamma.

La spesa in Coop che diventa una roba da maschi.

Gli spruzzi nella doccia.

Le corse al water per fare la “tatta” nel water.

Le corse per il corridoio.

Un altro biscotto.

Gli scherzi.

Le parole nuove e buffe.

La complicità tutta maschile che mi taglia fuori e mi riempie il cuore.

Rientrare a casa dopo una serata con le amiche e trovarvi nel lettone a dormire nella stessa identica posizione.

Gli occhi. Brillano e si riflettono identici gli uni negli altri.

I dinosauri mangiamele.

Leggere un libro prima di fare la nanna. E poi un altro. E un altro ancora.

Una mano grande ed una piccolina che ci si incastra dentro alla perfezione.

Mille e un modo di essere padre e figlio.

Ed io, che fino a due anni fa se sentivo la parola “papà” pensavo solo “mamma”, vi guardo, e mi commuovo. E imparo un amore nuovo. E sono orgogliosa, gonfio il petto innamorata. E mi sembrate una potenza della natura. E mi sembra un miracolo poter allungare la mano e toccarvi. Sapervi miei e miei soltanto. I miei amori grandi. Anzi, grandissimi.

Contrassegnato da tag , , , ,

LA RADIO

La radio, ma quanto piace a noi Gombi, la radio?

Un sacco. Ve lo dico chiaro e tondo. un sacco e una sporta, come si dice da noi.

La radio si accende con noi e per noi la mattina, mentre facciamo colazioni insieme e Bibo gorgheggia di “tototti” e “yoyo” (che tradotto dal Bibese sarebbero i biscotti e lo yoghurt) – sì, stiamo attraversando una fissa da yoghurt non indifferente. Se lasciassimo scegliere a lui sarebbero yo yo a colazione pranzo e cena. E merenda anche!

La radio è con noi.

Io canticchio stonata, Papo mi sfida a riconoscere le canzoni alla prima nota e Bibo tiene il tempo dondolandosi sulla sedie. Una famiglia di matti insomma.

La radio è accesa anche in bagno e l’ascoltiamo in stereo da stanza a stanza, nel nostro castello da quattromila stanze. Ironia portami via. Ormai ha completamente sostituito il televisore, che langue impolverato e occupa spazio utile con il suo sorpassato tubone catodico.

Abbiamo ovviamente una radio del cuore e un paio di giorni fa stavano chiedendo agli ascoltatori di raccontare la notte più memorabile della loro vita.

E io sono ancora qui che ci penso.

Il primo ricordo, affiorato come una bollicina, è stato quello di una notte del viaggio di nozze. Eravamo nella Death Valley e, in piena notte, saranno state circa l’una o le due, Papo ed io ci siamo ritrovati a fare bucato in una lavanderia deserta. Nessuno intorno a noi. Solo il silenzio e un immenso cielo stellato. Ci siamo sdraiati su delle panchine di legno che un pochino alla volta rilasciavano con un sospiro tutto il calore accumulato durante la giornata e siamo rimasti semplicemente lì, cullati dal rumore delle lavatrici a gettoni. Con il naso per aria a guardare la volta celeste in tutto il suo splendore. E a respirare.

Ah sì, quella è stata anche la notte in cui mi sonno innamorata. Innamorata perdutamente delle asciugatrici. Ma questa è un’altra storia.

Dico grazie alla radio, che fa da colonna sonora alle nostre giornate e ci regala sorrisi e riflessioni.

E adesso su, sputate il rospo. La vostra notte più bella?

Il/la primo/a che risponde “la prima notte in cui mio/a figlio/A ha dormito tutta la notte” vince.

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

WISHLIST

Ciao, mi chiamo Silvia, vi ricordate di me?

Io poco. Nell’ultimo periodo mi sono ricordata un sacco di cose, o per lo meno, ci ho provato.

Mi sono ricordata delle riunioni dell’asilo di Bibo, mi sono ricordata che, dopo aver fatto le lavatrici, i panni sarebbe cosa buona e giusta raccoglierli e, non dico stirarli, ma almeno piegarli e metterli nel posto giusto. Mi sono ricordata di scongelare la carne per la cena e pure di spegnere il forno prima di bruciare i biscotti. O la pizza, dipende dal momento. Mi sono anche ricordata le scadenze lavorative e nel frattempo della visita dalla pediatra per il check dei 15 mesi. Mi sono ricordata di essere gentile con il prossimo, almeno per la maggior parte del tempo. Ovviamente le rotonde in tangenziale sono territorio a parte e lì tutto è permesso. La guerra è guerra.

Ma in tutto questo, mi sono ricordata poco di me stessa, di chi sono, o di chi avrei voluto essere.

Ho bisogno di un promemoria.

Quindi adesso metto su i Pearl Jam pianino pianino, che Bibo sta facendo un pisolino, ascolto “Wish List” e cerco di fare una lista tutta mia, per provare a ricordarmi di me.

Di sicuro so che vorrei viaggiare, molto di più di quanto la vita non mi permetta di fare.
Vorrei fare bungee jumpin’ da un ponte del diavolo perso in un paesaggio d’autunno sugli Appennini Emiliani.
Vorrei parlare chiaro alle persone, comunicare la gioia sempre, ma anche e soprattutto la rabbia ed il dolore. Tenere dentro le scoregge fa male, figuriamoci le emozioni! Esternate gente, esternate!
Ma niente loffe sui mezzi pubblici o in fila dal medico, please.
Vorrei imparare a lavorare ai ferri. Per ora faccio guazzabugli tutti di dritto, ma ci vorrà aggiunto un pochino di rovescio presto o tardi.
Vorrei fare dei pon pon perfetti.
Vorrei un aggeggio della Dremel, che non so nemmeno bene il nome ma so che ci farei cose inutili e meravigliose.
E poi vorrei uno studio grande e luminoso dove poterci smanettare mentre ascolto la musica a tutto volume. Femminile eh?!? Tutta un pizzo questa fimmena, lo dico sempre.
Vorrei avere più tempo.
Vorrei essere la mamma che mio figlio merita.
Vorrei una casa tutta nostra.
Vorrei il lusso di non dover dipendere dagli altri per le mancanze di uno Stato che sperpera le mie tasse insieme alle speranze di avere una vita migliore.
Vorrei essere più ferma nelle mie decisioni.
Vorrei portare avanti i progetti che inizio. Per il momento non sono riuscita nemmeno a portare avanti il Positivity Challenge su Facebook, c’è ampio spazio di miglioramento.

Vorrei una marea di cose eh?!
Troppe dite?
Sognare non costa niente e a sognare son sempre stata brava.

Ecco. Questa è una cosa di me che proprio voglio ricordare.
Sogna ragazza, sogna.

Contrassegnato da tag , , , ,

PPP

Se esiste la DPP (Depressione Post Partum) è altrettanto vero ed inconfutabile che esiste il PPP (Peso Post Partum) e, di come le due cose possano essere strettamente interconnesse, lascio a voi decidere.

Fatto sta che a Casa Gombi siamo ad ormai 10 mesi dalla nascita di Bibo e il mio corpo è fonte di lunghi sguardi e ancor più lunghi sospiri. Ma mica di compiacimento, sapevatelo. No perchè, se di una cosa in questo momento sono più che certa (a parte il fatto che nel mese di Agosto sia impossibile potersi permettere una vacanza sul suolo italico…) è che lo specchio non mi rimanda un’immagine nemmeno lontanamente soddisfacente.

Qui in Emilia il caldo è arrivato. Estate piena alla prima settimana di Giugno – check. Ce l’abbiamo. Di botto.

E allora ci si sveste. Bye bye calze coprenti, addio maglioni ingolfanti, au revoir jeans armatura. Benvenute infradito, vi aspettavo gonne lunghe, vi temevo canottiere scopri magagne. Siamo nuovamente nella stagione della guerra all’ultimo deodorante – o alla sua totale mancanza, in certi casi. Hello summer!

Ci si sveste. Corpi liberi. Ed io, con il mio corpo, raramente sono stata in pace. Al massimo ci siamo concessi una guerra fredda e silenziosa anno dopo anno, stagione dopo stagione. Per nove mesi ho vinto io, ti sei sottomesso, mi hai dato soddisfazione, e siamo arrivati smaglianti alla data delle nozze. Poi per altri nove mesi siamo stati in tregua silente, mentre Bibo si faceva spazio mettendo entrambi alla prova. E adesso siamo qui, abbondanti ed insoddisfatti. 

Poi ci sono giorni peggiori e giorni “più meglio”.

Oggi è decisamente un giorno “più meglio”.

Stavo cullando bibo, per farlo addormentare, e, passando davanti allo specchio (quello integrale ed infido del corridoio) ho lanciato la solita occhiataccia al mio riflesso. Però, per una volta, ho sorriso, e ho deciso che le mie braccia, per nulla magre e ancor meno definite, sono belle così come sono. Sì. Belle. E me lo dico da sola.

Perchè queste due braccia (le uniche due che ho, dico sempre) sono il luogo in cui tu cerchi rifugio, dove tu ti abbandoni ai sogni più lievi e fantasiosi. Sono la tua fortezza. Nel mio abbraccio, stanne pur certo Bibo mio, troverai sempre un porto sicuro. Le mie braccia sono una guida, un sostegno, un incoraggiamento. Ti circondo d’amore. Le mie braccia, mentre ti cullano e ti sostengono, diventano quanto di più bello ed elegante ci sia al mondo. Sono come le braccia della Fracci nella più eterea delle esibizioni. Lunghe, forti, delicate, decise.

Ecco. Oh. L’ho detto.

Contrassegnato da tag , , , , ,

EMILIA(NA)

Lunedì.

Uno di quei giorni che apri gli occhi e sei già in ritardo sulla tabella di marcia. Che metti giù i piedi dal letto e Bibo vuole giocare, subito, all’istante, e lui se ne frega se la spia della caffeina lampeggia in rosso con violenza al centro della tua fronte. Uno di quei giorni un po’ così insomma, che di grazia se riuscirai ad andare in bagno ed avere anche il tempo di tirare lo sciacquone.

Colazione, preparazione Razioni K (dette anche merenda di Bibo), rassetto veloce di casa alla boia d’un giuda e via, fuori dalla porta. Al lavoro. Ah no, le chiavi. Ah no, magari un bicchiere d’acqua bevilo se non vuoi morire disidratata. Ci sei. Ok. Fuori.

Macchina. Ah, la macchina…è diventata un’oasi di pace. Musica e paesaggio che scorre. In macchina, vi dirò, trovo persino il tempo di fare quella telefonata all’amica che se no chi la sente mai, o alla cugina che vive là, sui monti con Annette. Devo dire poi che a me va molto bene, per raggiungere l’ufficio sono circa 30 minuti di guida scorrevole, solo un paio di semafori e tanta, tanta campagna.

La ricca campagna della mia terra, dove le distanze sono scandite dai campanili e lo sguardo si perde su colline, vigneti e campi biondi di grano e belle speranze, che riesce a farmi sentire felice di vivere dove vivo. Oddio, ecco, una casina in Irlanda la sogno sempre, una capanna in spiaggia alle Mauritius non la disprezzerei, così come non sputerei sulle chiavi di un appartamento al Greenwich Village ma, oh, accontentarsi. Che alla fine in Emilia il bello, per trovarlo, non lo devi cercare a lungo.

A tavola, che ve lo dico a fare, è una poesia di cose buone, un trionfo di matterello e buonumore, eccellenze impareggiabili che tutto il mondo cerca di copiare. Qui in Emilia, per la strada, non si stupisce nessuno se passano motori lussuosi e rombanti accanto a trattori che sbuffano e cigolano la loro fatica. Abbiamo paesini piccoli ed ordinati che non sono mai anonimi dove ti aspetti che da un momento all’altro sbuchino Peppone e Don Camillo da sotto i portici. Abbiamo città belle ed eleganti dove perdersi tra arte, tradizione e modernità. Abbiamo a portata di mano sia il mare che la montagna. Puoi attraversare neve, grandine e pioggia nel raggio di pochi chilometri, per poi arrivare con il sole. Una volta avevamo anche la nebbia ma, boh, sembra che si sia persa per la strada.

Uscendo da casa mia, in un paio di minuti posso raggiungere il verde, imboccare una pista ciclabile che taglia per campi e frutteti, dove quando è stagione basta allungare una mano per rubare le ciliegie ancora tiepide di sole o cogliere una pesca e scappare via prima che arrivi il contadino con lo schioppo. Ditemi, non è fortuna questa?

Poi, ci sono mattine di primavera come quella di oggi, che ti lasciano la meraviglia negli occhi ed un momento di felicità nel cuore. Mattine di cieli bassi e nuvolosi, con un vento impertinente che spettina i pensieri e tu, guidando per andare al lavoro, ti guardi intorno e registri le immagini che scorrono veloci. Complici le piogge bibliche degli ultimi mesi i prati non sono mai stati così verdi, gli alberi sono già in fiore ed è un tripudio di giallo, di rosa, bianco, nuvole di leggerezza che corrono e si rincorrono fino alle montagne. Gli Appennini, familiari, rassicuranti. Là, in fondo, così vicini che ti pare ti poterli accarezzare allungando la mano.

E poi la sorpresa, la meraviglia, all’orizzonte stamattina, proprio dietro una curva, si sono alzate orgogliose le Alpi, bianche di neve, illuminate di rosa e di arancione dai raggi del sole nascente. Uno spettacolo della natura.

Allora sì, è proprio bello vivere qui.

Che poi l’altro lato della medaglia siano i comparti di produzione dell’industria delle piastrelle, l’insolenza dei clienti della Ferrari che si sentono tutti piloti di Formula 1 anche in tangenziale, anche con il limite dei 50, che ci siano le nubi pestilenti delle lavorazioni della carne e compagnia bella bhè, questa poi è un’altra storia. O meglio, un altro post.

Ma per oggi lasciatemi essere felice per un attimo, che è solo lunedì e ho finito i cioccolatini. Ciao.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

19 Marzo 2014 – LA FESTA DEI PAPO

Ciao a tutto, qui è Bibo che scrive.

Oggi mi sono intrufolato nel blog di famiglia perché voglio festeggiare il mio grande Papo, mi hanno detto che oggi è la festa di tutti i Papo!

Allora ecco, per prima cosa voglio festeggiare i tuoi occhi, che mi guardano con una gioia ed un amore che mi fanno pensare che tutto andrà bene. Li sento Papo, so che mi stai guardando mentre ronfo beato nel mio lettino, mentre gioco e non mi importa del mondo, mentre mamma mi canta la ninna nanna. So che mi stai guardando e allora tutto è al suo posto.

Poi voglio festeggiare i tuoi riccioli brizzolati, le mie manine cicciottelle ci si perdono, rimangono impigliate. I tuoi ricci sono molto meglio del pelo di Pablo, quello scappa sempre via con la coda dritta, tu no. Ti lasci stropicciare.

Menzione d’onore per la tua barba, la meglio cosa che ci sia in tutto il (mio) mondo. Mi punge. Mi fa il solletico. Mi fa i grattini. E io rido, rido come un matto, non riesco a trattenermi, è una cascata di risate che, come monetine d’argento, cadono, rimbalzano e si sparpagliano per tutta la casa. Forse tu non ci hai mai fatto caso, ma dovresti vedere che faccia fa mamma quando ci sente ridere insieme. Diventa bellissima. Si illumina.

Tengo per ultime le tue mani. Sempre pronte a sostenermi, imboccarmi, smoccolarmi. Mani che non risparmiano mai una coccola, che profumano di lavoro, di musica e di vita. Le tue mani sono la mia porta spalancata sul mondo, sono anche un’ancora, un porto sicuro, sono una scala per arrivare a toccare la luna e le stelle, per catturare una nuvola in volo. Le tue mani pazienti prima o poi mi tireranno anche uno scapaccione mi sa, ma fa niente Papo, ti perdono.

E poi oh, io sono ancora piccolino, non ti ho ancora esplorato tutto bene a modo papone, ma sappi che, per il momento, quello che ho sperimentato non è niente male.

Adesso devo andare, quella rompi della Mamma si è convinta che io sia stanco e debba fare un riposino. Tzè. adesso le faccio vedere io Papo…hihihihihihihi…le combino il mio scherzo preferito…fingo di dormire profondamente, rimango immobile, come un opossum de “La gang del Bosco” e poi, appena prova a mettermi giù, spalanco gli occhi. Che simpatico che sono eh, lo so.

Scappo Papo mio adorato, torna presto stasera, ti aspetto per fare i giochi. Non vedo l’ora di sentire le tue chiavi che girano nella toppa. Già sorrido se ci penso. A dopo, Papo.

Papo e Bibo

Contrassegnato da tag , , , , , ,