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CINQUE PROMESSE E UNO SCIVOLONE

Quando si avvicina Agosto, divento un agglomerato strano di emozioni. Sarà che ad Agosto sei nato tu, Bibo mio, sarà che Agosto significa viaggiare e per me viaggiare è un verbo da amare. Come il mare, anche il mare è verbo, mai fermo.

Ed eccomi qui, sentimentale e sdolcinata nel bel mezzo di un’estate caldissima, a farti qualche promessa per il futuro. Che poi magari mi riserverò di non mantenere, sono la Mamma, posso. Vero?!

1. Prometto che mi spalmerò con te sul divano per guardare i cartoni animati. Ma attento. Sono cresciuta con i classiconi della Disney, quelli disegnati a mano. Ho standard alti, altissimi.

2. Prometto che leggeremo insieme favole, avventure, libri e fumetti. La mamma è una mangiatrice di libri. Spero che questa passione sarà anche la tua un giorno. E per questo resisto,  faccio l’anziana e non compro Kindle, Kobo et similia. Vorrei che tu, Bibo mio, imparassi ad amare il profumo della carta stampata prima. Il piacere di perdere tempo tra gli scaffali di una biblioteca. L’emozione nell’aprire un libro usato preso ad una bancarella e trovarci un pensiero, una dedica, una semplice data, una figurina dimenticata da chi ha letto lo stesso libro prima di te. (Poi ti racconterò di quella volta che Papo ed io abbiamo trovato una figurina Panini dimenticata in una Bibbia, a Las Vegas, true story).

3. Prometto che cercherò sempre di contare almeno fino a 10 prima di perdere la pazienza. Ok, a 5. Facciamo 3. 3 mi sembra molto più realistico. Tu porta pazienza con me ed insegnami a vedere le cose da un altro punto di vista. Non si sa mai eh, potremmo scoprire che insieme è tutto migliore.

4. Prometto che, quando porterai a casa i tuoi amici, farò sparire tutte le foto di quando eri piccolo. O forse no. Che dici, le teniamo buone per quando ci porterai a conoscere il primo amore? (Inserire ghigno malefico qui)

5. Prometto che mi siederò con te per terra e giocheremo fino a quando non ti sarai stancato. Che siano Lego, Didò, pile di cuscini con 40 gradi all’ombra o pony immaginari da accudire. I piatti possono aspettare, l’aspirapolvere lo passeremo domani, i panni sullo stendino non vanno da nessuna parte. Poi sbufferò quando mi ritroverò a fare lavatrici alle 11 di sera ma, almeno saprò di aver passato il mio tempo nel miglior modo possibile. E per fortuna abbiamo Papo, che va a fare la spesa e sbuffa molto meno della mamma quando è ora di cambiare la lettiera del gatto. Grazie, Papo.

6. Prometto, prometto…ti giuro amore un amore eterno, se non è amore me ne andrò all’infernoooooooo…

Ok, delirio, cancellate il punto 6.

E, se avete capito il riferimento, andate subito in un angolo a vergognarvi e a sentirvi un filino agée, io vado a cercare lo zainetto e vi raggiungo subito.

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IL RICHIAMO DELLE SIRENE

Ho portato Bibo al mare, a Giugno.

Il mare a Giugno non lo vivevo da quando ero una ragazzina, eoni fa, in pratica. Da quando la nonna mi portava al mare in Liguria. Tutti gli anni nello stesso paesino, nella stessa pensione, nello stesso bagno. Cambiava forse la fila degli ombrelloni, ma tant’è. Tonino il bagnino cretino, sì, lo chiamavano proprio così dagli altoparlanti – pensate l’autostima – lui era sempre al suo posto. Anno dopo anno.

Fino a che non ho deciso che ero troppo grande per le vacanze con la nonna, o forse fino a che gli impegni della scuola non si sono imposti, ed era giunto il momento di vivere il mare diversamente, con le mie amiche.

Basta Liguria, avanti con la Riviera Romagnola.

Focaccia, gelato, ciliegie a merenda e odiose spazzolate tra i capelli salmastri sono stati sostituiti da notti in macchina e partenze all’ultimo minuto. Tende troppo piccole in campeggi troppo affollati ma tanto, chi ci ha mai dormito?

Spiedini di pesce e piadine ad orari improponibili, con ancora il sole ed il sale sulla pelle. Happy hour infiniti, risate, infradito, amori impossibili, amori travolgenti, lacrime, gavettoni, il profumo delle creme solari, della menta e del lime. Gli occhi che brillavano. Ballare sulla spiaggia e poi addormentarsi sulle sdraio mangiati dalle zanzare e inzuppati dalla guazza.

E adesso?

Dove sono finite quelle estati lì?

Quando avevamo il mondo in pugno e Settembre era lontano, oltre l’orizzonte, oltre il tempo di un’altra canzone, da cantare a squarciagola e con il friccico nel còre.

Adesso la prospettiva è decisamente cambiata.

Il mare è una ruota che gira. un movimento continuo di onde che hanno riportato sulla battigia secchiello, palette e formine. Via, svelti, fate sparire quei Mohjito.

Adesso il mare è diventato un tempo nuovo che scorre nei gesti del mio bimbo. Nella sua sorpresa davanti alle onde. Nelle corse verso la riva, attratto dal richiamo delle sirene che già una volta hanno cantato per la sua mamma.

Buon mare, Bibo mio.

Buona Estate. Per questa e per tutte quelle che verranno.


            

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TRE. IL NUMERO PERFETTO?

Post-icino piccolino e pieno di amore per festeggiare tre anni pieni zeppi di Gombi!

Buon anniversario. Il terzo. In tre.

gombi

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LA BOMBA

Fermi tutti.

Ho sentito bene?! Ho forse le traveggole?!

Bibo ha detto “mamma”.

Bibo.

Ha.

Detto.

Mamma.

Mamma!

E la Mamma sono io!

Sbrodolo. Svengo. Mi commuovo come se non ci fosse domani. Gonfio il petto come un piccione in amore. Faccio la ruota che nemmeno quelle furbette che provano in tivvù gli assorbenti interni. Faccio Ultra Man (o meglio, Ultra Mum!!!) senza nemmeno le bombolette spray. Il giro del mondo in 80 secondi netti. Levatevi tutti. Corro.

Mio figlio mi chiama.

 

PS: Nella stessa settimana si sono concentrati Festa della Mamma – di cui vi parlo qui, il secondo Anniversario di Nozze Gombie, il compleanno di me medesima e…la prima parola del piccoletto è stata “Mamma” e non “Papà”…dico, voi ci vorreste essere nei panni di Papo in questi giorni?!?! ; )

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LA MIA PRIMA

La mia prima festa della mamma, domenica scorsa, 11 Maggio.

La mia prima volta da mamma, la 33a da figlia.

Vi immaginerete ricchi premi e cotillons. E invece no.

Mi sono svegliata e, per la prima volta in quasi 9 mesi (oddiomemamacomevolailtempo!!!) Bibo non era con me. E no, non era nemmeno con Papo, o in sala, sul tappetone, o infilato sotto al tavolo impegnato in chissà quali mirabolanti avventure. Perché adesso gattona, ve lo avevo detto che il mio piccolo grande bambino gattona?!Aiuto!

Comunque, Bibo non c’era. Bibo, ha dormito dai nonni.

Bibo ha dormito dai nonni per la prima volta.

E siamo sopravvissuti, tutti – chi più e chi meno dignitosamente. Io, ad esempio, da quando ho aperto gli occhi, fino a che non ho visto spuntare il passeggino da dietro l’angolo, ho fatto spoletta tra sala e cancello ogni cinque minuti. In pigiama. Sì, in pigiama e ciabatte, con relative risatine dei miei vicini.

E poi ho anche pianto. Un po’. Un pochino.

E finalmente ho di nuovo preso in braccio il mio bambino e mi sono sentita completa, e qualcosa dentro di me è tornato al posto giusto.

O santa pazienza! Diventare mamma mi ha proprio rincitrullita. Dato di fatto. Anima in pace.

Ma lo volete sapere che cosa ha reso davvero speciale la mia prima festa della mamma?

Un bip.

Un bip?

Un bip!

Il bip del cellulare che, illuminandosi a festa, mi faceva sapere che un nuovo bimbo aveva fatto cucù nel mondo. Felice, sano e bello da morire, come la sua mamma. Un nuovo minuscolo esserino che risponde (o meglio, risponderà, tra qualche mese…) al nome di Luca. Luca, il mio nuovo nipotino.

Luca, che in un solo momento è nato figlio, fratello, nipote, cugino e amico. E io lo amo, lo amo già alla follia!

Benvenuto in questo mondo di matti, cotechino della zia!

 

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33, GLI ANNI DI PAPO

E finalmente ieri, domenica 9 Febbraio, dopo più o meno 3.467 giorni di pioggia ininterrotta, roba che da Seattle stavano per mandare dei canotti di rinforzo, ad un attimo dallo sviluppo delle branchie, è tornato a splendere il sole anche sulle nostre umide testoline. Amato, invocato, bellissimo sole – se non fosse che chiunque passi di qui in una giornata come quella di ieri non ci metta più di tanto a rendersi conto che le finestre di casa nostra non sanno più cosa sia il Vetril. Pace. Lascio ad altri le case immacolate da manuale, qui noi ci sporchiamo e ci impolveriamo, ma sempre con amore.

Complice Bibo che, sette giorni su sette, alle sei precise, decide sempre in maniera molto poco democratica che bisogna scendere da letto, a casa Gombi ieri mattina, per le nove, si era già dato una sistemata al caos cosmico che si ammucchia in ogni dove dal lunedì al venerdì, con picchi di indecenza al sabato, messo in moto una doppietta di lavatrici e cucinato verdurine, riso stracotto ed altre interessanti, quanto insipide, prelibatezze per il menù della settimana a venire. Che, ve lo avevo detto vero?! Il mio ometto grande ormai mangia le pappine eh (sospirone…) altroché la frutta. Quella va bene giusto per tappare un buchino tra una tigella al lardo e una mangiatina di stinco, AKA lo svezzamento all’emiliana. Mica storie.

E in tutta questa brulicante attività mattutina, dove sarà finito Papo, vi starete chiedendo.

A letto.

Ma come a letto, ancora?!Miracolo!

No no, niente miracoli, che qui non se ne vedono e non se ne aspettano.

Vi faccio un veloce flash back.

Casa Gombi, interno, sera.

“Amore, come vorresti festeggiare il tuo compleanno?!Eh?!Eh?!Eh?!?”
Chiede lei, che ancora per i compleanni ha la passione e il luccichio negli occhi di una bimba di cinque anni.
“Dormendo.”
Risponde lui, che probabilmente deve aver bene o male realizzato che non dormirà una notte intera fino a che Bibo non compirà cinque anni.

Ecco risolto l’arcano, é il compleanno di Papo!!!

E allora auguri Papone adorato!!! 33 anche tu, mi hai raggiunta!!!

Questo, ve lo devo dire, sarà sempre un giorno un po’ speciale per noi, perché proprio un anno fa abbiamo abbiamo annunciato l’arrivo di Bibo a tutti gli amici. E sembra una vita fa. In fondo lo è proprio, una vita fa, quando la storia di noi due è diventata la storia di noi tre, dei Gombi. Accidenti quante emozioni. Ho la lacrimuccia facile, e non posso nemmeno più dare la colpa agli ormoni, ahimè. Sniff sniff. Sento ancora il boato di gioia che ha fatto tremare le finestre. Mi basta chiudere gli occhi e rivedo tutte le facce stupite, sorridenti, complici (perché qualcuno sapeva ma sssssssht, acqua in bocca!!!) qualcuno con un punto interrogativo stampato in fronte, altri che, ignari, hanno continuato a sgranocchiare cibo, per poi rimanere interdetti con un crostino a mezz’aria realizzando che tutti li stavano fissando. Sì Manuel, parlo proprio di te!  Che ridere. Che bello. Che bomba di belle sensazioni. Rifarei tutto. Tutto.

Ancora grazie, amici belli, siete le colonne della nostra vita.

E di nuovo buon compleanno, amore mio. Dormi sereno, ci pensa la mamma.

PS: Non penserete mica che la giornata sia stata tutta lavatrici e dormitone vero?!?No perché, vanno bene pantofole e famiglia eh, ma a sera ci siamo fatti un aperitivo meraviglioso, a base di biberon e bollicine, con un Bibo in super forma, vestito in coordinato con Papo (che ancora mi scappa da ridere per quanto erano belli e felici ieri i mie due amori) e con gli amici sempre pronti per un brindisi insieme!!! Cin cin ragazzi, grazie a tutti, mamma è rientrata a casa brilla come una pigna – e non succedeva da mesi e mesi. Olè! Hic! In alto i calici!!! Auguri Papo!!!

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G&G+M

Un post-ino piccolino e fuori programma, che mi é proprio svicolato fuori dal cuore.

Vorrei direi un grande grazie a G&G, due amici belli, di quelli incontrati in corso d’opera, da grandi, molto probabilmente perché quello era il momento giusto. Ne prima, ne dopo.

E li vorrei ringraziare da qui, che se no son cose che non si trova mai il tempo di fare, di dire.

Grazie, perché dimostrate sempre una pazienza infinita e, nonostante i nostri silenzi fatti di corse per arrivare a sera indenni, avete sempre la voglia e la costanza di pensare a noi, allargarci un invito, farci mettere un freno e obbligarci a fare un pit stop di ricarica.
Passare del tempo con voi é uno scotch per l’anima, la calma della vostra casa mi fa sentire al sicuro, togliere le scarpe all’ingresso mi permette di staccare la spina per un pó e godere della vostra compagnia.
Parlare della nuova vita da genitori con voi rassicura. Forse proprio perché non sventoliamo mai assi nella manica o miracoli salvasonno, ma perché nelle burrasche della vita con un neonato possiamo condividere una barchetta con voi e viaggiare insieme. Stanchi, con i volti tirati, ma in fondo sempre sorridenti.

E allora grazie G&G…più M. Piccola scheggia d’amore gattonante.

Per me siete grandi come le montagne che avete superato.
Papo, Bibo ed io vi vogliamo un mondo di bene.

E adesso scappo, che devo andare dal parruchiere, che quello sí che é un amico di infanzia e, se mi vede arrivare sciatta e struccata, chi lo sente?!?! ; )

Ciao, buon sabato gente bella.

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PRESENTIAMOCI, CHE SIAMO GENTE EDUCATA

Mamma, Silvia, io
Anno 1980, nata provinciale, sogno di vivere in un paese anglofono a scelta, possibilmente vicino al mare, chessó, fatemi sognare, un paesino in Irlanda, mi accontenterei. Imparerei a fare la maglia. Dico.
Intanto faccio la pendolare part time e la mamma full time, perché diciamolo, siamo mamme anche quando stiamo lavorando, facendo la spesa, la coda alle poste, un aperitivo (un che?!?!), quando stiamo dormendo. Soprattutto quando siamo in bagno, mai sole lì eh, é scientificamente provato.

Papo, Fabio, l’amore mio grande – subito dopo Ben Harper. O subito prima, va a giorni, ma questa é tutta un’altra storia ed include una cornice dorata che campeggia nel nostro salotto.
Brizzolato e ricciolo, uomo dagli occhi buoni e dalle poche parole.
Mi ha fatta innamorare su due piedi, io, che avevo giurato sullo spritz (mica sul gin tonic, che quello mente) che MAI, mai dico, mi sarei di nuovo persa dietro a un musicista. Ed eccolo là, cinque anni dopo siamo sposati e con un pupo. Tié.

Bibo, Giovanni, annata 2013.
Tanto amore e una vita da vivere, scrivere, viaggiare e sognare. Proveró a raccontarla un pó qui, come mi viene, quando mi viene.
Chissà, se da grande Bibo leggerà le mie parole. Nel caso, mi scuso da subito figlio mio, ti faró arrossire e vergognare come solo una madre puó.

Poi ci sono Ginger e Pablo, i nostri due gattoni amici/nemici, il sottofondo peloso delle nostre giornate. Che senza non saprei come fare.

Eccoci, noi. I Gombi. Piacere (che a quanto pare se usi questa formula mica sei cool et à la page, ma a me piace, tié).

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