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LA ISLA BONITA

Ci sono giorni che partono male, malissimo. E mentre corro al lavoro la radio mi sfotte e passa una sempiterna Madama Ciccone dei tempi d’oro, che canta “La Isla bonita”. E io riesco solo a pensare a quanto vorrei un bel margarida. Frozen. Gigante. Come quello che ci servirono a Palm Springs quando eravamo due sposini freschi di sì e senza pensieri.

E invece niente. Nemmeno un cappuccino perché oggi è martedì e il bar preferito è chiuso per turno. Vi ho già detto che odio il martedì? Lo odio come nemmeno il lunedì.

Ci sono giorni in cui vorrei solo sfogliare i triliardi di pin che ho salvato su Pinterest, mettere mano al cassetto delle stoffe e combinare qualche pasticcio con ago e filo. O in alternativa sdraiarmi sul divano a leggere un bel libro prima che scada la data di riconsegna in biblioteca. Oppure fare un giro in centro a guardare le vetrine, che ho un impegnissimo a Giugno e ci tengo a fare la mia porca figura, ma per il momento potrei tranquillamente presenziare infilata in un sacco di juta.

Ci sono giorni in cui avrei bisogno di una pacca sulla spalla, di sentirmi dire che sto facendo un buon lavoro, che non crescerò un bambino complessato, ingestibile o mammone.

E invece do il peggio di me. Urlo. Allungo persino una sculacciata. Sento il bisogno di allontanarmi dalla stanza in cui Bibo strepita e pianta grane come sono un duenne sa fare. Mi porta al limite. Mi porta anche oltre.

Poi usciamo di casa, entriamo all’asilo e lui fa a corsa per arrivare prima di me. E sta già ridendo e scherzando.

Avrà davvero dimenticato?

Ed io? Avrò mai indietro tutte le parole che giorno dopo giorno impiego ancora e ancora e ancora per illustrargli la vita? E se le avrò indietro, mi piaceranno?

ISLA

Sì, i piedi nella foto sono i miei. Piedini felici sulle sabbie di Mauritius. Provo a fissare questa immagine per qualche minuto, magari funziona. Magari arriva il margarida.

GIOVEDI’, ANCORA TU.

Mi piacerebbe sapere come mai proprio il giovedì riusciamo ad accumulare ritardi mostruosi che non potrei recuperare nemmeno lanciando Giovanni all’asilo direttamente dal finestrino.

Perché al Giovedì, eh?!

Sarà il biscotto da sbucciare? O la marmellata che “Mamma, pittica!” (Pizzica, tradotto dal Bibese)?! Magari il latte giù per il colletto non aiuta. I salti in alto sul fasciatoio mentre Papo cerca di rivestirlo in quello che più che altro sembra un incontro di wrestling, nemmeno.

Tenere in mano contemporaneamente due pettini, una striscia di benda autoadesiva (rossa, è importante il colore) il ciuccio, un palloncino (sgonfio per fortuna) e un fermaporta? Forse.

Tornare in bagno di corsa, quattro volte, perché lo spazzolino topolino non era stato posato con la giusta pendenza nel bicchiere. Aggiungere un quinto passaggio per rilavare i denti. Che, al primo giro fra strilli e calcioni, le retrovie non erano state ripulite a modo. Che sia questo?

E la cuffia no. E la sciarpa no.

E la giacca che ieri era ooooookkkk oggi no, proprio non va. “Vojo l’altla”. Che alla fine ha più giacche lui di me e Papo messi insieme.

Ti prego inverno sii clemente, perché non credo di poter sopravvivere anche ai guantini.

In tutto questo, il nostro meraviglioso duenne allo sbaraglio è in pieno tripudio da “spannolino” e quindi bisogna sempre infilare in borsa un cambio completo (meglio due). Scarpe incluse. E io faccio fatica a ricordarmi di togliere le ciabatte ed infilarmi le scarpe prima di uscire di casa.

Per darvi un’idea del livello di esaurimento, ieri sera rientrando ho pensato bene di fare una tappa alla Coop per agguantare un pacco di pannolini (che va bene il culetto libero ma qui gira ancora che “la notte no”, come cantava quello). Bene. Coop. Pannolini. Un input semplice vero? E invece ho parcheggiato davanti al negozio per animali.

Credo non ci sia bisogno di scomodare Freud per rendere l’idea, no?

E comunque, anche stamattina, Bibo è stato consegnato sano, sazio, salvo e soprattutto asciutto alle Tate del nido. Si sappia.

L’orario di arrivo in ufficio della sottoscritta è meglio non scriverlo da nessuna parte. Potrei avere problemi con l’amministrazione altrimenti. Sbuff.

 

Amici, manca molto al venerdì?! Sera, possibilmente.

Fonte della foto: web

Fonte della foto: web

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SETTEMBRE, SOCIAL E NOVITA’

Settembre io ti amo, lo sai.

Volevo preparare un post bomba, fitto fitto di buoni propositi, to do list e progetti per il prossimo inverno. Ma non sono capace. Un po’ perché non so nemmeno che cosa mangeremo per pranzo, e un po’ perché scrivere nero su bianco i miei progetti poi mi costringerebbe a fine stagione a tirare le somme del fatto e del non fatto e correrei il rischio di deprimermi fortemente. E poi non ho ancora avuto tempo di correre da Target e, si sa, una “to do list” senza freccine colorate, patacchini accattivanti, un tocco di glitter e washi tape, non è nemmeno da prendersi in considerazione.

Quindi sbaglio i tempi. Pubblico a metà mattina e non rispetto nemmeno una regola del buon blogger.

Però Settembre, sei bello bello. Ed io sto covando da mesi una bellissimissima sopresa per il blog. Cercavo in realtà un’idea, un regalo per Papo, per festeggiare il nostro anniversario. Ma non volevo cadere nel banale e, nel frattempo, mi frullava il cervello per poter dare anche un nuovo look al blog. Come fare!?

I social in questi anni mi hanno regalato belle amicizie, Instagram, in particolare, che per me rimane il più bello dei social (ma non ditelo a Faccialibro eh, che poi mi si offende) e attraverso le immagini mi ha fatto conoscere tanto del nuovo e del bello che nasce quotidianamente dalla fantasia e dalle mani degli artigiani e degli artisti italiani e non. Che poi, artigiani ed artisti, perché fare una distinzione? E allora ho scritto una mail. D’istinto. Il risultato?

Eccoci qui. i Gombi, visti attraverso gli occhi e la matita della bravissima Gabriella Carofiglio. Mamma, Papo e Bibo. Eccoci qui.

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Lo dico da sola. Siamo belli belli belli in modo assurdo. Grazie, Gab!

Grazie di cuore. Perché sono felice tutte le volte che ci vedo in questa illustrazione e penso che siamo davvero un famiglia. E Bibo ci si riconosce. E Papo ha fatto un sorriso gigante quando ha aperto il pacco.

Ti abbraccio da qui a li.

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CINQUE PROMESSE E UNO SCIVOLONE

Quando si avvicina Agosto, divento un agglomerato strano di emozioni. Sarà che ad Agosto sei nato tu, Bibo mio, sarà che Agosto significa viaggiare e per me viaggiare è un verbo da amare. Come il mare, anche il mare è verbo, mai fermo.

Ed eccomi qui, sentimentale e sdolcinata nel bel mezzo di un’estate caldissima, a farti qualche promessa per il futuro. Che poi magari mi riserverò di non mantenere, sono la Mamma, posso. Vero?!

1. Prometto che mi spalmerò con te sul divano per guardare i cartoni animati. Ma attento. Sono cresciuta con i classiconi della Disney, quelli disegnati a mano. Ho standard alti, altissimi.

2. Prometto che leggeremo insieme favole, avventure, libri e fumetti. La mamma è una mangiatrice di libri. Spero che questa passione sarà anche la tua un giorno. E per questo resisto,  faccio l’anziana e non compro Kindle, Kobo et similia. Vorrei che tu, Bibo mio, imparassi ad amare il profumo della carta stampata prima. Il piacere di perdere tempo tra gli scaffali di una biblioteca. L’emozione nell’aprire un libro usato preso ad una bancarella e trovarci un pensiero, una dedica, una semplice data, una figurina dimenticata da chi ha letto lo stesso libro prima di te. (Poi ti racconterò di quella volta che Papo ed io abbiamo trovato una figurina Panini dimenticata in una Bibbia, a Las Vegas, true story).

3. Prometto che cercherò sempre di contare almeno fino a 10 prima di perdere la pazienza. Ok, a 5. Facciamo 3. 3 mi sembra molto più realistico. Tu porta pazienza con me ed insegnami a vedere le cose da un altro punto di vista. Non si sa mai eh, potremmo scoprire che insieme è tutto migliore.

4. Prometto che, quando porterai a casa i tuoi amici, farò sparire tutte le foto di quando eri piccolo. O forse no. Che dici, le teniamo buone per quando ci porterai a conoscere il primo amore? (Inserire ghigno malefico qui)

5. Prometto che mi siederò con te per terra e giocheremo fino a quando non ti sarai stancato. Che siano Lego, Didò, pile di cuscini con 40 gradi all’ombra o pony immaginari da accudire. I piatti possono aspettare, l’aspirapolvere lo passeremo domani, i panni sullo stendino non vanno da nessuna parte. Poi sbufferò quando mi ritroverò a fare lavatrici alle 11 di sera ma, almeno saprò di aver passato il mio tempo nel miglior modo possibile. E per fortuna abbiamo Papo, che va a fare la spesa e sbuffa molto meno della mamma quando è ora di cambiare la lettiera del gatto. Grazie, Papo.

6. Prometto, prometto…ti giuro amore un amore eterno, se non è amore me ne andrò all’infernoooooooo…

Ok, delirio, cancellate il punto 6.

E, se avete capito il riferimento, andate subito in un angolo a vergognarvi e a sentirvi un filino agée, io vado a cercare lo zainetto e vi raggiungo subito.

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ANTO’ (FA CALDO)

Eccomi qui con il primo post tutorial-in-3-easy-steps su come tenere i bimbi freschi con la caldazza infame di questo lungo Luglio assolato.

Paura eh?!

Avreste ragione. Giuro che, almeno per il prossimo futuro, non mi trasformerò in una di quelle blogger colte da delirio di onnipotenza che si sentono in dovere di fare un tutorial per spiegare al mondo come fare un toast. Giuro. Ma poi oh, fa caldo e io potrei dare di matto da un secondo all’altro, quindi non garantisco che terrò fede al giuramento.

Dai. Su. Estate Italiana = caldo. Riusciremo mai a farcene una ragione?

Guardate le transumanze di turisti che ogni anno affollano le nostre spiagge, le nostre bellissime città, laghi e montagne. Loro se la spassano beati. Con tanto di bermuda orripilanti, occhiali da sole improponibili, creme solari a schermo totale color fluo in bella mostra sul naso e calzini bianchi infilati con orgoglio in sandali da frate. Che ormai sono stati sdoganati (oltre che dalle nonne italiane che mandano i bimbi alla baby dance in pigiama – ho le prove! O meglio, le ha la mia amica Linda) pure dagli stilisti più fessssion del pianeta. E no, vi prego, non andate su Google, vi fareste male agli occhi! Fidatevi di me, per una volta.

Resta il fatto che loro questo caldo se lo godono. Se lo vengono a cercare. Pagano pure. Mentre noi sbuffiamo e ci lamentiamo e rimaniamo appesi alle stroncanti notizie che danno la colonna di mercurio in netti picchi di salita giorno dopo giorno. I telegiornali ci lasciano abbacinati con notizie dell’ultimo minuto e novità assolute del tipo “Non uscite nelle ore calde e bevete molta acqua!”. Ma veramente? Giornalismo ad altissimo profilo proprio.

Anche io regalo al mondo la mia parte di sbuffi e di sudore. Ovvio.

Ma, se mi tocca di prendere la macchina alle due del pomeriggio con 38 gradi all’ombra per venire a lavorare, giuro che nulla mi potrà fermare nel caso in cui poi, mi salti in mente di tirare (virtualmente) il freno mano per un paio di ore, fare shopping scellerato, incontrare le amiche per un aperitivo che si trasforma in cena e poi finire in mutande sul divano di casa con un chilo (ok, era mezzo) di gelato e raccontare la mia giornata a Papo. True story.

Le ferie sono lontane. Il weekend anche. Ma mica si può passare il tempo a brontolare.

Forza, life must go on! O era sweat on?!

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POTREBBE PIOVERE

Ovvero, dell’importanza di una risposta secca al momento giusto.

Ovvero, decidetevi una buona volta.

Ovvero piove, non piove. Io vorrei, non vorrei, ma se poi.

E se? E ma. E bho.

E mi si nota di più se vado o, se non vado. Come diceva quello.

Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere.

Insomma, ho la testa che fuma. Tutto perché sabato potrebbe piovere e noi abbiamo la gita alla fattoria didattica.

Qui lo dico e qui lo nego, il prossimo anno, quando ad Ottobre ci sarà da decidere i nuovi rappresentanti dei genitori, se mi farò incastrare un’altra volta ci cascherò di nuovo avete il permesso di prendermi a pedate.

— AVETE ASSISSTITO AL DELIRIO GRATUITO DI UNA MAMMA A FINE ANNO SCOLASTICO. —

(E siamo solo al Nido per l’amor del cielo, solo al nido!)

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TEMPUS FUGIT

Il tempo scappa. Me ne rendo conto ogni giorno. Ogni nuova buffa parola ripetuta da Bibo, ogni nuovo traguardo. Ogni volta che guadagna centimetri nell’arco di una sola notte e arriva a prendere oggetti che prima gli erano inaccessibili.

Poi ci si mette anche Facebook che, con questa nuova cosa di riproporre eventi degli anni passati, un po’ come i peperoni, sta facendo traballare il mio – già precario – equilibrio mentale.

Insomma, oggi mi è sbucata fuori dal nulla questa foto:

paint

Risale a due anni fa quando, proprio in questi giorni, Papo ed io eravamo alle prese con i colori per la cameretta di Bibo.

Sì, credo sia proprio del giorno in cui, rientrando dal lavoro, Papo mi ha beccata in cima alla scala da imbianchino con pennelli, bicchieri, tazze, colori e coperchi delle pentole in preda ad un feroce Art Attack di quelli a cui proprio non si può resistere. Io, ed il mio pancione di sei mesi abbondanti ci siamo presi una bella sgridata.

Quando adesso guardo le meravigliose bolle colorate sul soffitto sogghigno ancora soddisfatta, proprio come una bimba che ha fatto una marachella.

Bene, fast forward di due anni ed eccoci nuovamente in preda alla rivoluzione.

A Casa Gombi abbiamo deciso che è ora di tentare l’impossibile: dare a Bibo lo sfratto esecutivo dal lettone di Mammà e Papà.

Il tempo di far riprendere vitalità al materasso e via che si va, armati di tanta speranza e del Topolino Pilucco.

Augurateci tanta fortuna, mandate a vegliare sulle nostre notti la Fata Madrina dei Lettoni, se mai ne esiste una, e…restate sintonizzati.

Dita incrociate per I Gombi. Vi aggiornerò.

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LA ROSSA PRIMAVERA

Ovvero, di ricorrenze e memoria storica, in Emilia.

E niente.
Ieri sera abbiamo portato Bibo a sentire le Mondine di Novi.
Adesso come ve lo spiego il groppo in gola che mi attanaglia da ieri sera?! Un misto di orgoglio, radici, futuro, lacrime, sangue, tristezza, sudore e coraggio. Non so.

Mi sono commossa nel profondo. Mi sono ritrovata a piangere quando hanno cantato la canzone dei Fratelli Cervi. Ve ne riporto un pezzettino:

“Nuvola Lampo e Tuono non c’è perdono per quella notteche gli squadristi vennero e via li portarono coi calci e le botte
Avevano un saluto e degli abbracci quello più forte
Avevano lo sguardo quello di chi va incontro alla sorte
Sette figlioli sette sette fratelli a chi li do
ci disse la Pianura questi miei figli mai li scorderò
Sette uomini sette sette ferite e sette solchi
ci disse la pianura i figli di Alcide non sono mai morti
In quella pianura da Valle Re ai Campi Rossi
noi ci passammo un giorno e in mezzo alla nebbia
ci scoprimmo commossi.”

Modena City Ramblers, “La Pianura dei Sette Fratelli”

Comunque, core de mamma frignona, ho avuto un moto di gioia immenso nel vedere Bibo dirigere il coro e ballare al ritmo di “Fischia il vento”. Ovviamente mangiando nel frattempo un crostino di pane. Germogli di multitasking.

C’erano tanti bimbi. Forse qualcuno sta piantando i semi giusti per il loro futuro. Ci spero.

Anche se non sarà proprio rossa fuoco almeno, sarà una nuova Primavera!

mondine

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ESSERE PAPO

Le risate matte.

Costruzioni di Lego fantascientifiche.

La pappa sgraffignata.

Il caffè da portare insieme alla mamma.

La spesa in Coop che diventa una roba da maschi.

Gli spruzzi nella doccia.

Le corse al water per fare la “tatta” nel water.

Le corse per il corridoio.

Un altro biscotto.

Gli scherzi.

Le parole nuove e buffe.

La complicità tutta maschile che mi taglia fuori e mi riempie il cuore.

Rientrare a casa dopo una serata con le amiche e trovarvi nel lettone a dormire nella stessa identica posizione.

Gli occhi. Brillano e si riflettono identici gli uni negli altri.

I dinosauri mangiamele.

Leggere un libro prima di fare la nanna. E poi un altro. E un altro ancora.

Una mano grande ed una piccolina che ci si incastra dentro alla perfezione.

Mille e un modo di essere padre e figlio.

Ed io, che fino a due anni fa se sentivo la parola “papà” pensavo solo “mamma”, vi guardo, e mi commuovo. E imparo un amore nuovo. E sono orgogliosa, gonfio il petto innamorata. E mi sembrate una potenza della natura. E mi sembra un miracolo poter allungare la mano e toccarvi. Sapervi miei e miei soltanto. I miei amori grandi. Anzi, grandissimi.

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DALL’ALBA AL TRAMONTO

Ovvero: la mia giornata con Bibo.

Ore 6 (barra 7 nei giorni di grazia. E comunque mai nei fine settimana.): SVEGLIA. Via, tutti giù dal letto, facendo ben attenzione a distruggere almeno uno zigomo della mamma ed assestare un calcio rotante sotto al mento di Papo. Che se no non c’è gusto.

Ore 6:15 con variabile di mezz’ora: COLAZIONE. Vuoi i tototti? No. Vuoi il latte? No. Vuoi i pallini (detti anche cereali)? No. Vuoi la torta che abbiamo fatto ieri insieme? No. Vuoi la briciola di pane rimasta nel piatto di Papo per sbaglio? Sì. E pianto un casino se non me la date. Subito.

Ore 6:30: CAMBIO. Con ampia gamma di strilli e contorsioni. Roba che alle volte penso si sia studiato gli allenamenti di Jury Chechi e della Comaneci solo per inventare una nuova disciplina olimpionica: il salto del pannolino. Dovreste vederlo.

Dalle 7 alle 8 abbiamo un paio di tentativi di lavaggio dei denti e del muso. Bibo vieni qui che ci laviamo i denti. No. Dai, per piacere! No. E via con una sinfonia di toni più o meno dolci e simpatici fin a che il nano non viene placcato da Papo e bene o male si rende presentabile per il nido.

Ore 8:05: Bibo viene scaricato, premurosamente eh, alle Tate, sempre siano lodate. E per quattro ore la sottoscritta va a rilassarsi al lavoro.

Ore 13:20: Torno a casa e mi si accoglie con urla modello Tarzan nella jungla. NANEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEIN. NANEEEEEEEEEEEEEIIIIIIIIIIIIIN. NANEIN! (Che tradotto dal Bibese sarebbe più o meno “Per piacere Mamma mi metti a nanna che sono un po’ stanchino?)

Qui le possibilità sono multiple.

A. Decide che dormire almeno un’ora è accettabile e io riesco a pranzare.

B. Decide che posso tranquillamente saltare il pranzo, visto che mi lamento della ciccia in eccesso, e si sveglia ad intervalli regolari di 15 minuti. Precisi.

C. Decide di essere meravigliosamente magnanimo e mi regala tre ore di nanna (quasi) ininterrotta durante le quali mi aggiro per casa come una ninja tentando di portare avanti bucato, cena ed altre amenità, votandomi alle divinità del silenzio e pregando forte che il postino non suoni due volte.

Quindi il risveglio e all’incirca a metà pomeriggio abbiamo il rito della MERENDA.

Adesso, sinceramente, questo bimbo al nido è conosciuto come “La Fogna”. Ha sempre mangiato tutto. Due volte, perché non si sa mai arrivi una carestia improvvisa e ci colga impreparati. Quindi questo periodo di rifiuto del cibo mi ha messa in profonda crisi. Solo yoyo. Lo yoghurt. Non vuole altro. E che sia servito nella sua coppetta preferita o rotoleranno delle teste (leggi: la mia).

Sbrigata bene o male la faccenda della merenda, ci si dedica alla meglio parte della giornata.

IL CASINO. Ovvero, come far impazzire la mamma in modo che quando Papo rientra dal lavoro la casa e la mamma diano l’idea di essere state colpite da un ciclone con mare forza nove.

E qui il nanetto da il meglio di se.

Corre per la casa ridendo come un matto e brandendo un pennello da blush come se fosse la spada laser di giovane Padawan.

Svuota, ripetutamente, la scatola dei Lego gettando ogni singolo pezzo in remote galassie parallele dove verranno recuperate più o meno in tempo per la festa dei suoi 18 anni.

Se lo trova a portata di mano, sminuzza meticolosamente un intero pacchetto di fazzoletti di carta. E per i vari pezzettini che ne derivano vedi sopra.

Decide di riarredare il salotto a suo personale ed insindacabile giudizio, smontando tutti i cuscini del divano in combinazioni improponibili. E qui, se siamo fortunati, qualche pezzo dei Lego effettivamente viene riesumato.

Si mette a preparare la pappa con pentolini e tutto quello che trova mentre io, orgogliosa e sull’orlo delle lacrime mi informo sull’età minima per partecipare a Masterchef. Che lo so, è pronto, io ce lo vedo.

Ritorna da me con cadenza costante per reclamare un biscotto. Per poi buttarlo per terra se cedo e gliene allungo uno. Questo ogni 15 minuti.

Importuna il gatto. Cerca di dargli il tonno di plastica. Ci rimane malissimo perché la povera bestiola gira le terga e scappa fuori di casa.

Si soffia in naso sul rivestimento del divano. O sul cuscino della sedia a dondolo. O sui miei pantaloni. Ad libitum.

In tutto questo io lancio occhiate languide all’orologio, sperando che succeda il miracolo e Papo compaia sulla porta a salvare il mio già precario equilibrio mentale.

Finalmente arrivano le 18. Arriva Papo. Sentiamo le chiavi girare nella toppa e Bibo si avventa urlando sull’ignaro papone facendomi sentire di troppo. Io, che in tutta la giornata non sono nemmeno libera di andare in bagno senza avere Bibo incollato come una cozza al proprio scoglio. Tzè.

18:30: BAGNETTO. E qui tutto fila bene o male liscio come l’olio. L’acqua ci piace. L’asciugacapelli è nostro amico. Il pannolino sempre meno. Vedi alla voce cambio e ripeti come sopra.

19 in punto guai a sgarrare: CENA. Amore ho fatto il risotto. Yoyo. Mannaggia a tutte le mucche da latte del mondo.

19:30 – 20: GIOCHI CON PAPO. E sono risate assicurate.

Poi in una tirata unica abbiamo la sequenza PIGIAMA – GOCCE DI FLUORO – LETTURA DEL LIBRO PREFERITO DEL MOMENTO – ACQUA – CIUCCIO – NANNA.

Guai ad invertire i fattori perché il risultato potrebbe cambiare. Tragicamente.

Se siamo fortunati alle 21 Papo ed io crolliamo sul divano e BUONANOTTE AL SECCHIO.

E dire che, una volta, alle nove di sera, più o meno cominciavano le nostre giornate da gggggiovani leoni.