Archivio mensile:luglio 2015

CINQUE PROMESSE E UNO SCIVOLONE

Quando si avvicina Agosto, divento un agglomerato strano di emozioni. Sarà che ad Agosto sei nato tu, Bibo mio, sarà che Agosto significa viaggiare e per me viaggiare è un verbo da amare. Come il mare, anche il mare è verbo, mai fermo.

Ed eccomi qui, sentimentale e sdolcinata nel bel mezzo di un’estate caldissima, a farti qualche promessa per il futuro. Che poi magari mi riserverò di non mantenere, sono la Mamma, posso. Vero?!

1. Prometto che mi spalmerò con te sul divano per guardare i cartoni animati. Ma attento. Sono cresciuta con i classiconi della Disney, quelli disegnati a mano. Ho standard alti, altissimi.

2. Prometto che leggeremo insieme favole, avventure, libri e fumetti. La mamma è una mangiatrice di libri. Spero che questa passione sarà anche la tua un giorno. E per questo resisto,  faccio l’anziana e non compro Kindle, Kobo et similia. Vorrei che tu, Bibo mio, imparassi ad amare il profumo della carta stampata prima. Il piacere di perdere tempo tra gli scaffali di una biblioteca. L’emozione nell’aprire un libro usato preso ad una bancarella e trovarci un pensiero, una dedica, una semplice data, una figurina dimenticata da chi ha letto lo stesso libro prima di te. (Poi ti racconterò di quella volta che Papo ed io abbiamo trovato una figurina Panini dimenticata in una Bibbia, a Las Vegas, true story).

3. Prometto che cercherò sempre di contare almeno fino a 10 prima di perdere la pazienza. Ok, a 5. Facciamo 3. 3 mi sembra molto più realistico. Tu porta pazienza con me ed insegnami a vedere le cose da un altro punto di vista. Non si sa mai eh, potremmo scoprire che insieme è tutto migliore.

4. Prometto che, quando porterai a casa i tuoi amici, farò sparire tutte le foto di quando eri piccolo. O forse no. Che dici, le teniamo buone per quando ci porterai a conoscere il primo amore? (Inserire ghigno malefico qui)

5. Prometto che mi siederò con te per terra e giocheremo fino a quando non ti sarai stancato. Che siano Lego, Didò, pile di cuscini con 40 gradi all’ombra o pony immaginari da accudire. I piatti possono aspettare, l’aspirapolvere lo passeremo domani, i panni sullo stendino non vanno da nessuna parte. Poi sbufferò quando mi ritroverò a fare lavatrici alle 11 di sera ma, almeno saprò di aver passato il mio tempo nel miglior modo possibile. E per fortuna abbiamo Papo, che va a fare la spesa e sbuffa molto meno della mamma quando è ora di cambiare la lettiera del gatto. Grazie, Papo.

6. Prometto, prometto…ti giuro amore un amore eterno, se non è amore me ne andrò all’infernoooooooo…

Ok, delirio, cancellate il punto 6.

E, se avete capito il riferimento, andate subito in un angolo a vergognarvi e a sentirvi un filino agée, io vado a cercare lo zainetto e vi raggiungo subito.

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ZENA, LA MUSICA E LA FOCACCIA

Vorrei fermare in questo post le immagini ed i ricordi di un weekend speciale e bellissimo.

Siamo scappati a Genova, a respirare aria nuova. 24 ore sono state sufficienti. Solo Papo ed io. Mentre Bibo a casa, si faceva straviziare dalla Nonna.

Che il mio amore per la Liguria abbia radici profonde ormai lo sapete e, nel caso in cui vi fosse sfuggito, trovate tutto qui.

Questa volta c’era anche l’incentivo di un concerto che aspettavo da tempo: Ben Harper di nuovo con gli Innocent Criminals. Mica pizza e fichi.

E niente, è stato tutto così bello e perfetto che mi sa che questa volta scriverò poche parole e vi lascerò più fotografie del solito, me lo concedete?

Per cominciare, appena arrivati al nostro B&B, che si chiama AL PICCOLO PRINCIPE e che vi consiglio caldamente nel caso in cui vogliate fare tappa a Genova, troviamo parole belle conosciute, che a me ricorderanno sempre un’amica bella e sorridente.


Dopo una doccia per lavare via la calura del viaggio siamo andati a perderci per i vicoli della città. E abbiamo passato il tempo con il naso all’insù a darci di gomito l’un l’altra per dire “Ooooh, guarda che bello!”.

Genova è sciatta e bellissima. Genova è verticale, fatta di scale e di carruggi. Di ombre. Di negozietti grandi come un camerino di H&M con focaccia e farinata da rimanerci unti tutta la vita. Una meraviglia.


  

Ho anche fatto shopping eh. 1€ speso benissimo!

E poi basta lasciarsi condurre dolcemente dalla città per arrivare al porto. E finalmente al mare.

Allora via, diamoci alla bella vita e al vinello bianco.

Poi finalmente lui. E la mia faccia ebete. E il caldo. Il vento dal mare. Le canzoni cantate al cielo con tutto il fiato che c’è.

  

Chapeau.

ANTO’ (FA CALDO)

Eccomi qui con il primo post tutorial-in-3-easy-steps su come tenere i bimbi freschi con la caldazza infame di questo lungo Luglio assolato.

Paura eh?!

Avreste ragione. Giuro che, almeno per il prossimo futuro, non mi trasformerò in una di quelle blogger colte da delirio di onnipotenza che si sentono in dovere di fare un tutorial per spiegare al mondo come fare un toast. Giuro. Ma poi oh, fa caldo e io potrei dare di matto da un secondo all’altro, quindi non garantisco che terrò fede al giuramento.

Dai. Su. Estate Italiana = caldo. Riusciremo mai a farcene una ragione?

Guardate le transumanze di turisti che ogni anno affollano le nostre spiagge, le nostre bellissime città, laghi e montagne. Loro se la spassano beati. Con tanto di bermuda orripilanti, occhiali da sole improponibili, creme solari a schermo totale color fluo in bella mostra sul naso e calzini bianchi infilati con orgoglio in sandali da frate. Che ormai sono stati sdoganati (oltre che dalle nonne italiane che mandano i bimbi alla baby dance in pigiama – ho le prove! O meglio, le ha la mia amica Linda) pure dagli stilisti più fessssion del pianeta. E no, vi prego, non andate su Google, vi fareste male agli occhi! Fidatevi di me, per una volta.

Resta il fatto che loro questo caldo se lo godono. Se lo vengono a cercare. Pagano pure. Mentre noi sbuffiamo e ci lamentiamo e rimaniamo appesi alle stroncanti notizie che danno la colonna di mercurio in netti picchi di salita giorno dopo giorno. I telegiornali ci lasciano abbacinati con notizie dell’ultimo minuto e novità assolute del tipo “Non uscite nelle ore calde e bevete molta acqua!”. Ma veramente? Giornalismo ad altissimo profilo proprio.

Anche io regalo al mondo la mia parte di sbuffi e di sudore. Ovvio.

Ma, se mi tocca di prendere la macchina alle due del pomeriggio con 38 gradi all’ombra per venire a lavorare, giuro che nulla mi potrà fermare nel caso in cui poi, mi salti in mente di tirare (virtualmente) il freno mano per un paio di ore, fare shopping scellerato, incontrare le amiche per un aperitivo che si trasforma in cena e poi finire in mutande sul divano di casa con un chilo (ok, era mezzo) di gelato e raccontare la mia giornata a Papo. True story.

Le ferie sono lontane. Il weekend anche. Ma mica si può passare il tempo a brontolare.

Forza, life must go on! O era sweat on?!

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