Archivio mensile:febbraio 2015

DALL’ALBA AL TRAMONTO

Ovvero: la mia giornata con Bibo.

Ore 6 (barra 7 nei giorni di grazia. E comunque mai nei fine settimana.): SVEGLIA. Via, tutti giù dal letto, facendo ben attenzione a distruggere almeno uno zigomo della mamma ed assestare un calcio rotante sotto al mento di Papo. Che se no non c’è gusto.

Ore 6:15 con variabile di mezz’ora: COLAZIONE. Vuoi i tototti? No. Vuoi il latte? No. Vuoi i pallini (detti anche cereali)? No. Vuoi la torta che abbiamo fatto ieri insieme? No. Vuoi la briciola di pane rimasta nel piatto di Papo per sbaglio? Sì. E pianto un casino se non me la date. Subito.

Ore 6:30: CAMBIO. Con ampia gamma di strilli e contorsioni. Roba che alle volte penso si sia studiato gli allenamenti di Jury Chechi e della Comaneci solo per inventare una nuova disciplina olimpionica: il salto del pannolino. Dovreste vederlo.

Dalle 7 alle 8 abbiamo un paio di tentativi di lavaggio dei denti e del muso. Bibo vieni qui che ci laviamo i denti. No. Dai, per piacere! No. E via con una sinfonia di toni più o meno dolci e simpatici fin a che il nano non viene placcato da Papo e bene o male si rende presentabile per il nido.

Ore 8:05: Bibo viene scaricato, premurosamente eh, alle Tate, sempre siano lodate. E per quattro ore la sottoscritta va a rilassarsi al lavoro.

Ore 13:20: Torno a casa e mi si accoglie con urla modello Tarzan nella jungla. NANEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEIN. NANEEEEEEEEEEEEEIIIIIIIIIIIIIN. NANEIN! (Che tradotto dal Bibese sarebbe più o meno “Per piacere Mamma mi metti a nanna che sono un po’ stanchino?)

Qui le possibilità sono multiple.

A. Decide che dormire almeno un’ora è accettabile e io riesco a pranzare.

B. Decide che posso tranquillamente saltare il pranzo, visto che mi lamento della ciccia in eccesso, e si sveglia ad intervalli regolari di 15 minuti. Precisi.

C. Decide di essere meravigliosamente magnanimo e mi regala tre ore di nanna (quasi) ininterrotta durante le quali mi aggiro per casa come una ninja tentando di portare avanti bucato, cena ed altre amenità, votandomi alle divinità del silenzio e pregando forte che il postino non suoni due volte.

Quindi il risveglio e all’incirca a metà pomeriggio abbiamo il rito della MERENDA.

Adesso, sinceramente, questo bimbo al nido è conosciuto come “La Fogna”. Ha sempre mangiato tutto. Due volte, perché non si sa mai arrivi una carestia improvvisa e ci colga impreparati. Quindi questo periodo di rifiuto del cibo mi ha messa in profonda crisi. Solo yoyo. Lo yoghurt. Non vuole altro. E che sia servito nella sua coppetta preferita o rotoleranno delle teste (leggi: la mia).

Sbrigata bene o male la faccenda della merenda, ci si dedica alla meglio parte della giornata.

IL CASINO. Ovvero, come far impazzire la mamma in modo che quando Papo rientra dal lavoro la casa e la mamma diano l’idea di essere state colpite da un ciclone con mare forza nove.

E qui il nanetto da il meglio di se.

Corre per la casa ridendo come un matto e brandendo un pennello da blush come se fosse la spada laser di giovane Padawan.

Svuota, ripetutamente, la scatola dei Lego gettando ogni singolo pezzo in remote galassie parallele dove verranno recuperate più o meno in tempo per la festa dei suoi 18 anni.

Se lo trova a portata di mano, sminuzza meticolosamente un intero pacchetto di fazzoletti di carta. E per i vari pezzettini che ne derivano vedi sopra.

Decide di riarredare il salotto a suo personale ed insindacabile giudizio, smontando tutti i cuscini del divano in combinazioni improponibili. E qui, se siamo fortunati, qualche pezzo dei Lego effettivamente viene riesumato.

Si mette a preparare la pappa con pentolini e tutto quello che trova mentre io, orgogliosa e sull’orlo delle lacrime mi informo sull’età minima per partecipare a Masterchef. Che lo so, è pronto, io ce lo vedo.

Ritorna da me con cadenza costante per reclamare un biscotto. Per poi buttarlo per terra se cedo e gliene allungo uno. Questo ogni 15 minuti.

Importuna il gatto. Cerca di dargli il tonno di plastica. Ci rimane malissimo perché la povera bestiola gira le terga e scappa fuori di casa.

Si soffia in naso sul rivestimento del divano. O sul cuscino della sedia a dondolo. O sui miei pantaloni. Ad libitum.

In tutto questo io lancio occhiate languide all’orologio, sperando che succeda il miracolo e Papo compaia sulla porta a salvare il mio già precario equilibrio mentale.

Finalmente arrivano le 18. Arriva Papo. Sentiamo le chiavi girare nella toppa e Bibo si avventa urlando sull’ignaro papone facendomi sentire di troppo. Io, che in tutta la giornata non sono nemmeno libera di andare in bagno senza avere Bibo incollato come una cozza al proprio scoglio. Tzè.

18:30: BAGNETTO. E qui tutto fila bene o male liscio come l’olio. L’acqua ci piace. L’asciugacapelli è nostro amico. Il pannolino sempre meno. Vedi alla voce cambio e ripeti come sopra.

19 in punto guai a sgarrare: CENA. Amore ho fatto il risotto. Yoyo. Mannaggia a tutte le mucche da latte del mondo.

19:30 – 20: GIOCHI CON PAPO. E sono risate assicurate.

Poi in una tirata unica abbiamo la sequenza PIGIAMA – GOCCE DI FLUORO – LETTURA DEL LIBRO PREFERITO DEL MOMENTO – ACQUA – CIUCCIO – NANNA.

Guai ad invertire i fattori perché il risultato potrebbe cambiare. Tragicamente.

Se siamo fortunati alle 21 Papo ed io crolliamo sul divano e BUONANOTTE AL SECCHIO.

E dire che, una volta, alle nove di sera, più o meno cominciavano le nostre giornate da gggggiovani leoni.

LA RADIO

La radio, ma quanto piace a noi Gombi, la radio?

Un sacco. Ve lo dico chiaro e tondo. un sacco e una sporta, come si dice da noi.

La radio si accende con noi e per noi la mattina, mentre facciamo colazioni insieme e Bibo gorgheggia di “tototti” e “yoyo” (che tradotto dal Bibese sarebbero i biscotti e lo yoghurt) – sì, stiamo attraversando una fissa da yoghurt non indifferente. Se lasciassimo scegliere a lui sarebbero yo yo a colazione pranzo e cena. E merenda anche!

La radio è con noi.

Io canticchio stonata, Papo mi sfida a riconoscere le canzoni alla prima nota e Bibo tiene il tempo dondolandosi sulla sedie. Una famiglia di matti insomma.

La radio è accesa anche in bagno e l’ascoltiamo in stereo da stanza a stanza, nel nostro castello da quattromila stanze. Ironia portami via. Ormai ha completamente sostituito il televisore, che langue impolverato e occupa spazio utile con il suo sorpassato tubone catodico.

Abbiamo ovviamente una radio del cuore e un paio di giorni fa stavano chiedendo agli ascoltatori di raccontare la notte più memorabile della loro vita.

E io sono ancora qui che ci penso.

Il primo ricordo, affiorato come una bollicina, è stato quello di una notte del viaggio di nozze. Eravamo nella Death Valley e, in piena notte, saranno state circa l’una o le due, Papo ed io ci siamo ritrovati a fare bucato in una lavanderia deserta. Nessuno intorno a noi. Solo il silenzio e un immenso cielo stellato. Ci siamo sdraiati su delle panchine di legno che un pochino alla volta rilasciavano con un sospiro tutto il calore accumulato durante la giornata e siamo rimasti semplicemente lì, cullati dal rumore delle lavatrici a gettoni. Con il naso per aria a guardare la volta celeste in tutto il suo splendore. E a respirare.

Ah sì, quella è stata anche la notte in cui mi sonno innamorata. Innamorata perdutamente delle asciugatrici. Ma questa è un’altra storia.

Dico grazie alla radio, che fa da colonna sonora alle nostre giornate e ci regala sorrisi e riflessioni.

E adesso su, sputate il rospo. La vostra notte più bella?

Il/la primo/a che risponde “la prima notte in cui mio/a figlio/A ha dormito tutta la notte” vince.

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