Archivio mensile:marzo 2014

EMILIA(NA)

Lunedì.

Uno di quei giorni che apri gli occhi e sei già in ritardo sulla tabella di marcia. Che metti giù i piedi dal letto e Bibo vuole giocare, subito, all’istante, e lui se ne frega se la spia della caffeina lampeggia in rosso con violenza al centro della tua fronte. Uno di quei giorni un po’ così insomma, che di grazia se riuscirai ad andare in bagno ed avere anche il tempo di tirare lo sciacquone.

Colazione, preparazione Razioni K (dette anche merenda di Bibo), rassetto veloce di casa alla boia d’un giuda e via, fuori dalla porta. Al lavoro. Ah no, le chiavi. Ah no, magari un bicchiere d’acqua bevilo se non vuoi morire disidratata. Ci sei. Ok. Fuori.

Macchina. Ah, la macchina…è diventata un’oasi di pace. Musica e paesaggio che scorre. In macchina, vi dirò, trovo persino il tempo di fare quella telefonata all’amica che se no chi la sente mai, o alla cugina che vive là, sui monti con Annette. Devo dire poi che a me va molto bene, per raggiungere l’ufficio sono circa 30 minuti di guida scorrevole, solo un paio di semafori e tanta, tanta campagna.

La ricca campagna della mia terra, dove le distanze sono scandite dai campanili e lo sguardo si perde su colline, vigneti e campi biondi di grano e belle speranze, che riesce a farmi sentire felice di vivere dove vivo. Oddio, ecco, una casina in Irlanda la sogno sempre, una capanna in spiaggia alle Mauritius non la disprezzerei, così come non sputerei sulle chiavi di un appartamento al Greenwich Village ma, oh, accontentarsi. Che alla fine in Emilia il bello, per trovarlo, non lo devi cercare a lungo.

A tavola, che ve lo dico a fare, è una poesia di cose buone, un trionfo di matterello e buonumore, eccellenze impareggiabili che tutto il mondo cerca di copiare. Qui in Emilia, per la strada, non si stupisce nessuno se passano motori lussuosi e rombanti accanto a trattori che sbuffano e cigolano la loro fatica. Abbiamo paesini piccoli ed ordinati che non sono mai anonimi dove ti aspetti che da un momento all’altro sbuchino Peppone e Don Camillo da sotto i portici. Abbiamo città belle ed eleganti dove perdersi tra arte, tradizione e modernità. Abbiamo a portata di mano sia il mare che la montagna. Puoi attraversare neve, grandine e pioggia nel raggio di pochi chilometri, per poi arrivare con il sole. Una volta avevamo anche la nebbia ma, boh, sembra che si sia persa per la strada.

Uscendo da casa mia, in un paio di minuti posso raggiungere il verde, imboccare una pista ciclabile che taglia per campi e frutteti, dove quando è stagione basta allungare una mano per rubare le ciliegie ancora tiepide di sole o cogliere una pesca e scappare via prima che arrivi il contadino con lo schioppo. Ditemi, non è fortuna questa?

Poi, ci sono mattine di primavera come quella di oggi, che ti lasciano la meraviglia negli occhi ed un momento di felicità nel cuore. Mattine di cieli bassi e nuvolosi, con un vento impertinente che spettina i pensieri e tu, guidando per andare al lavoro, ti guardi intorno e registri le immagini che scorrono veloci. Complici le piogge bibliche degli ultimi mesi i prati non sono mai stati così verdi, gli alberi sono già in fiore ed è un tripudio di giallo, di rosa, bianco, nuvole di leggerezza che corrono e si rincorrono fino alle montagne. Gli Appennini, familiari, rassicuranti. Là, in fondo, così vicini che ti pare ti poterli accarezzare allungando la mano.

E poi la sorpresa, la meraviglia, all’orizzonte stamattina, proprio dietro una curva, si sono alzate orgogliose le Alpi, bianche di neve, illuminate di rosa e di arancione dai raggi del sole nascente. Uno spettacolo della natura.

Allora sì, è proprio bello vivere qui.

Che poi l’altro lato della medaglia siano i comparti di produzione dell’industria delle piastrelle, l’insolenza dei clienti della Ferrari che si sentono tutti piloti di Formula 1 anche in tangenziale, anche con il limite dei 50, che ci siano le nubi pestilenti delle lavorazioni della carne e compagnia bella bhè, questa poi è un’altra storia. O meglio, un altro post.

Ma per oggi lasciatemi essere felice per un attimo, che è solo lunedì e ho finito i cioccolatini. Ciao.

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19 Marzo 2014 – LA FESTA DEI PAPO

Ciao a tutto, qui è Bibo che scrive.

Oggi mi sono intrufolato nel blog di famiglia perché voglio festeggiare il mio grande Papo, mi hanno detto che oggi è la festa di tutti i Papo!

Allora ecco, per prima cosa voglio festeggiare i tuoi occhi, che mi guardano con una gioia ed un amore che mi fanno pensare che tutto andrà bene. Li sento Papo, so che mi stai guardando mentre ronfo beato nel mio lettino, mentre gioco e non mi importa del mondo, mentre mamma mi canta la ninna nanna. So che mi stai guardando e allora tutto è al suo posto.

Poi voglio festeggiare i tuoi riccioli brizzolati, le mie manine cicciottelle ci si perdono, rimangono impigliate. I tuoi ricci sono molto meglio del pelo di Pablo, quello scappa sempre via con la coda dritta, tu no. Ti lasci stropicciare.

Menzione d’onore per la tua barba, la meglio cosa che ci sia in tutto il (mio) mondo. Mi punge. Mi fa il solletico. Mi fa i grattini. E io rido, rido come un matto, non riesco a trattenermi, è una cascata di risate che, come monetine d’argento, cadono, rimbalzano e si sparpagliano per tutta la casa. Forse tu non ci hai mai fatto caso, ma dovresti vedere che faccia fa mamma quando ci sente ridere insieme. Diventa bellissima. Si illumina.

Tengo per ultime le tue mani. Sempre pronte a sostenermi, imboccarmi, smoccolarmi. Mani che non risparmiano mai una coccola, che profumano di lavoro, di musica e di vita. Le tue mani sono la mia porta spalancata sul mondo, sono anche un’ancora, un porto sicuro, sono una scala per arrivare a toccare la luna e le stelle, per catturare una nuvola in volo. Le tue mani pazienti prima o poi mi tireranno anche uno scapaccione mi sa, ma fa niente Papo, ti perdono.

E poi oh, io sono ancora piccolino, non ti ho ancora esplorato tutto bene a modo papone, ma sappi che, per il momento, quello che ho sperimentato non è niente male.

Adesso devo andare, quella rompi della Mamma si è convinta che io sia stanco e debba fare un riposino. Tzè. adesso le faccio vedere io Papo…hihihihihihihi…le combino il mio scherzo preferito…fingo di dormire profondamente, rimango immobile, come un opossum de “La gang del Bosco” e poi, appena prova a mettermi giù, spalanco gli occhi. Che simpatico che sono eh, lo so.

Scappo Papo mio adorato, torna presto stasera, ti aspetto per fare i giochi. Non vedo l’ora di sentire le tue chiavi che girano nella toppa. Già sorrido se ci penso. A dopo, Papo.

Papo e Bibo

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BECAUSE THE NIGHT

Post dedicato a tutte le mamme che hanno passato la notte con una piccola, adorabile, imprescindibile ed insostituibile scimmia di mare attaccata allo scoglio  ahem, al collo.

Lo so che non sono sola, mamme e papà prima di me hanno passato o stanno passando le stesse notti di delirio ed insonnia, una dietro l’altra e, sicuramente, in numero non inferiore a quello degli accidenti snocciolati la mattina dopo, al lavoro, quando bisogna spremere le meningi, raccogliere le idee, e ricordare ben bene che c’è tutto un mondo la fuori, che va avanti ad un altro ritmo, al di la dei pannolini da cambiare e delle tettarelle smarrite. Lo so.

Ma questo non mi impedisce di essere un tantinino esaurita quando, per la milionesima notte di fila Bibo piange e vuole me, solo me, infinitamente me. Niente Papo. Solo Mamma. Che culo eh?

E allora avanti e indietro, su e giù, culla e canta, canta e culla. Fino a diventare rauca, sbattendo contro mobili e stipiti, inciampando in ogni dove, ad occhi chiusi, avanti e indietro, su e giù, culla e canta, canta e culla. Con il cervello in stand by, un po’ per risparmio energetico (noi Gombi siamo eco sostenibili eh…) e un po’ perché altrimenti potresti realizzare che Bibo ancora non è crollato dopo 40 minuti di su e giù, o metterti a fare due conti e renderti conto che, un altro poco, e la camminata per salire a S. Luca sembrerà un gioco da ragazzi, curva delle orfanelle compresa. Una volta, nelle mie peregrinazioni notturne per la casa buia, credo di aver avuto un’idea geniale del tipo “Domattina chiedo a Papo se mi monta uno ski-lift tra l’ingresso ed il bagno, giusto il percorso per cullare Bibo, così la notte mi ci appendo come un sacco di patate e mi lascio portare…” Geniale proprio eh?! No?!? Dite?! Ok. Per me invece era da brevettare. Sono incompresa. Meglio tenere il cervello in stand by allora, mi darete atto.

Ultimamente poi, Bibo è un pozzo senza fondo di muco, un anziano in miniatura che la notte non smette mai di tossire, sputacchiare, brontolare e scarcagliare. La meglio compagnia insomma. E allora, si sa (!!!) l’unica pace la si trova tra le braccia di mammà – la quale mammà, alle cinque del mattino, con il pensiero delle ore in ufficio che sono lì, ad un canto del gallo di distanza, getta la spugna e prende il piccolo moccioso nel lettone.

Quindi, non me ne voglia l’immensa Patti, ma io mi prenderei una bella licenza poetica e cambierei il ritornello di una delle sue canzoni più famose di sempre.

Cantate cone me:

BECAUSE THE NIGHT BELONGS TO…MOTHERS, BECAUSE THE NIGHT BELONGS TO US…

E se volete, ho trovato anche le magliette, qui!!!Mai sciatte, nemmeno in ciabatte (e assonnate e sporche di moccio etc etc…)

Immagine

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