IL SORRISO SULLA PANCIA

No. Non sarà un post sulla Marcuzzi o sui suoi problemi intestinali anche perché, se ha la pancia gonfia lei, buona camicia a tutti.

Vorrei finalmente rispondere alla domanda che qualche tempo fa mi ha sparato un’amica, così, a bruciapelo. Se ne è uscita di punto in bianco chiedendomi delle mie sensazioni di fronte al fatto che Bibo è venuto al mondo con un taglio cesareo.

Lì per lì le ho risposto come faccio con tutti, che Bibo è il degno e pigro figlio di sua madre, e che ha scelto di nascere così perché a noi piace vincere facile.

Poi ci ho pensato. Ci ho meditato un po’ su.

Nove mesi di una gravidanza perfetta, un inizio di travaglio da manuale, con addirittura qualche giorno di anticipo che, fatemelo dire, chi tra voi ha vissuto il nono mese ad Agosto mi può capire, è stato molto ma molto apprezzato. Andando verso l’ospedale abbiamo trovato il manto stradale rifatto di pacca, tutto liscio come l’olio, nemmeno una buca, con i lavori conclusisi nei tempi previsti – insomma, un colpo di fortuna dietro l’altro.

Era una bella domenica di sole, lo ricordo come fosse ieri, gli amici di lì a qualche ora ci avrebbero aspettato in piscina, faceva caldo, ma l’aria non era appiccicosa e l’alba era carica di energia bella e pulita, una promessa di cose buone, un anticipo di belle speranze e nessuna paura.

E poi l’ospedale. Nuovo. Accogliente. Womenfriendly. Camere con vista sulla verde collina. Cosa volere di più?

Tutto liscio.

Finché non ho visto un guizzo di preoccupazione negli occhi di Sara, l’ostetrica che ci stava seguendo.

Da quel momento è stato tutto velocissimo. Anche doloroso, non voglio certo stare qui a raccontarvi la favola di un cesareo d’urgenza come se fosse una passeggiata di salute. Ma nemmeno l’epidurale, il mio spauracchio – è nota ai più la mia fobia per gli aghi – ha potuto dissipare la tranquillità che sentivo dentro.

Luci forti, movimenti innaturali e un chirurgo bello, ma così bello, ma così bello che – lo ripeterò alla nausea – mi sembrava di essere in un episodio di Grey’s Anatomy.

Pim. Pum. Pam. ‘nghè. Ué.

Ed ecco che mi hanno presentato Giovanni. Vigile. Silenzioso. Si guardava attorno. Cauto. Bianco come un cencio e con un gran nasone storto.

Mio. Nostro. Amore.

Sono passati ormai sei mesi. A mente fredda posso dire che l’unico vero trauma che ho subito durante la nascita di Bibo è stato proprio in sala parto. Ricordo la radio accesa, le infermiere che parlavano con me del più e del meno o che canticchiavano facendo le loro cose. Io, che non volevo perdere un solo istante di quello che stava succedendo, ricordo di aver teso l’orecchio verso la musica, volevo registrare ben bene in memoria la colonna sonora della nascita di Bibo e…signori e signore…ORO! Quando Bibo è venuto al mondo la colonna sonora era ORO. Mango. Giuseppe Mango. Pino, per gli amici.

No, dico. Nove mesi passati con le cuffie sul pancione per educare il bambino alla buona musica, Mozart, Beheetoven, Ben Harper, i Pearl Jam, Led Zeppelin e Pink Floyd e poi…Oro. Oro!!!

Mi capite?!?!

E a me rimane un sorriso rosso, lì, in fondo alla pancia, come costante promemoria di questo sberleffo del destino. E vabbhè, pace. Meglio Mango di Gigi D’Alessio. A quel punto mi sarei alzata, avrei preso su baracca e burattini e sarei uscita dalla sala operatoria sulle mie gambe, nonostante l’anestesia, urlando “Il mio regno per un iPod!!!”.

Non so se ti ho risposto, Fede, ma ci ho provato.

Amore per i dettagli.

Sassuolo (MO) – 18 agosto 2013 – Bibo

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13 thoughts on “IL SORRISO SULLA PANCIA

  1. franka ha detto:

    Avevo il bel d’aspettare in piscina…..bello porcello

  2. AliceInNewland ha detto:

    Orooo Oroo orooo quanto oro ti darei!!

  3. Ceraunavodka ha detto:

    No Mango no, ti prego.

  4. mariellasticazzi ha detto:

    Oh a me ORO m’è sempre piaciuta!

  5. Chiara ha detto:

    Oro? Tu ti lamenti per Mango? Bella, il mio è nato il 3 gennaio del 2012. Sai cosa passavano alla radio? Ai Se Eu Te Pego. E si, ho sofferto di depressione post partum.

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