Archivio mensile:febbraio 2014

IL SORRISO SULLA PANCIA

No. Non sarà un post sulla Marcuzzi o sui suoi problemi intestinali anche perché, se ha la pancia gonfia lei, buona camicia a tutti.

Vorrei finalmente rispondere alla domanda che qualche tempo fa mi ha sparato un’amica, così, a bruciapelo. Se ne è uscita di punto in bianco chiedendomi delle mie sensazioni di fronte al fatto che Bibo è venuto al mondo con un taglio cesareo.

Lì per lì le ho risposto come faccio con tutti, che Bibo è il degno e pigro figlio di sua madre, e che ha scelto di nascere così perché a noi piace vincere facile.

Poi ci ho pensato. Ci ho meditato un po’ su.

Nove mesi di una gravidanza perfetta, un inizio di travaglio da manuale, con addirittura qualche giorno di anticipo che, fatemelo dire, chi tra voi ha vissuto il nono mese ad Agosto mi può capire, è stato molto ma molto apprezzato. Andando verso l’ospedale abbiamo trovato il manto stradale rifatto di pacca, tutto liscio come l’olio, nemmeno una buca, con i lavori conclusisi nei tempi previsti – insomma, un colpo di fortuna dietro l’altro.

Era una bella domenica di sole, lo ricordo come fosse ieri, gli amici di lì a qualche ora ci avrebbero aspettato in piscina, faceva caldo, ma l’aria non era appiccicosa e l’alba era carica di energia bella e pulita, una promessa di cose buone, un anticipo di belle speranze e nessuna paura.

E poi l’ospedale. Nuovo. Accogliente. Womenfriendly. Camere con vista sulla verde collina. Cosa volere di più?

Tutto liscio.

Finché non ho visto un guizzo di preoccupazione negli occhi di Sara, l’ostetrica che ci stava seguendo.

Da quel momento è stato tutto velocissimo. Anche doloroso, non voglio certo stare qui a raccontarvi la favola di un cesareo d’urgenza come se fosse una passeggiata di salute. Ma nemmeno l’epidurale, il mio spauracchio – è nota ai più la mia fobia per gli aghi – ha potuto dissipare la tranquillità che sentivo dentro.

Luci forti, movimenti innaturali e un chirurgo bello, ma così bello, ma così bello che – lo ripeterò alla nausea – mi sembrava di essere in un episodio di Grey’s Anatomy.

Pim. Pum. Pam. ‘nghè. Ué.

Ed ecco che mi hanno presentato Giovanni. Vigile. Silenzioso. Si guardava attorno. Cauto. Bianco come un cencio e con un gran nasone storto.

Mio. Nostro. Amore.

Sono passati ormai sei mesi. A mente fredda posso dire che l’unico vero trauma che ho subito durante la nascita di Bibo è stato proprio in sala parto. Ricordo la radio accesa, le infermiere che parlavano con me del più e del meno o che canticchiavano facendo le loro cose. Io, che non volevo perdere un solo istante di quello che stava succedendo, ricordo di aver teso l’orecchio verso la musica, volevo registrare ben bene in memoria la colonna sonora della nascita di Bibo e…signori e signore…ORO! Quando Bibo è venuto al mondo la colonna sonora era ORO. Mango. Giuseppe Mango. Pino, per gli amici.

No, dico. Nove mesi passati con le cuffie sul pancione per educare il bambino alla buona musica, Mozart, Beheetoven, Ben Harper, i Pearl Jam, Led Zeppelin e Pink Floyd e poi…Oro. Oro!!!

Mi capite?!?!

E a me rimane un sorriso rosso, lì, in fondo alla pancia, come costante promemoria di questo sberleffo del destino. E vabbhè, pace. Meglio Mango di Gigi D’Alessio. A quel punto mi sarei alzata, avrei preso su baracca e burattini e sarei uscita dalla sala operatoria sulle mie gambe, nonostante l’anestesia, urlando “Il mio regno per un iPod!!!”.

Non so se ti ho risposto, Fede, ma ci ho provato.

Amore per i dettagli.

Sassuolo (MO) – 18 agosto 2013 – Bibo

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BOLOGNA, SEI BELLA

Sabato di sole e noi siamo scappati fuori, al volo.
Bologna sei bella, Bologna ti amo.
Bologna mi perdo tra i tuoi portici, i miei ricordi e le facce della gente che passa.
Di anni ne sono passati dai tempi dell’Università, ma oggi, con indosso una gonnellina svolazzante, l’eskimo e un paio di DrMartens, lo ammetto, mi sono sentita leggera.

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BE MY VALENTINE

San Valentino a me piace.
Oh.
Ho fatto coming out. Va mo là.

Mi piacciono i cioccolatini, mi sdiliquisco per un mazzo di fiori, potrei svenire per un bigliettino infilato con nonchalace sotto alla tazza della colazione. Vado matta per tutti i festeggiamenti e le dimostrazioni di affetto. Che ve lo dico a fare.
Che poi, non c’è micca bisogno di scomodare una scatolina di Tiffany o un brillocco di DeBeers, diciamolo, fanno la loro porca figura anche gli anellini delle patatine, quando sono presentati con un sorriso. Perchè il segreto, cari miei, sta nel packaging, tutto lì.
Provate a stupire la vostra dolce metà con un pensiero piccolo piccolo, sono sicura che non farete un buco nell’acqua.

Per esempio, noi tre stasera staremo a casina (a meno che Papo non sia in vena di sorprese eh! A buon intenditor…) a luci spente, solo qualche candela in punti strategici a prova di Bibo, chè ci piace molto l’idea di aderire a “M’illumino di meno!” – la decima edizione della festa del risparmio energetico!

Fate anche voi i romantici salvabolletta!!!

E, nel caso in cui siate single e felici, o single e tristini, bhè, vale anche per voi eh…vogliatevi bene, festeggiatevi, regalate e regalatevi dei fiori – che mettono allegria – basta poco, il resto verrà da se.

Cuoricini stucchevoli e romanticherie sparse a tutti voi amici belli!
Love & Gombi, everyone.

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33, GLI ANNI DI PAPO

E finalmente ieri, domenica 9 Febbraio, dopo più o meno 3.467 giorni di pioggia ininterrotta, roba che da Seattle stavano per mandare dei canotti di rinforzo, ad un attimo dallo sviluppo delle branchie, è tornato a splendere il sole anche sulle nostre umide testoline. Amato, invocato, bellissimo sole – se non fosse che chiunque passi di qui in una giornata come quella di ieri non ci metta più di tanto a rendersi conto che le finestre di casa nostra non sanno più cosa sia il Vetril. Pace. Lascio ad altri le case immacolate da manuale, qui noi ci sporchiamo e ci impolveriamo, ma sempre con amore.

Complice Bibo che, sette giorni su sette, alle sei precise, decide sempre in maniera molto poco democratica che bisogna scendere da letto, a casa Gombi ieri mattina, per le nove, si era già dato una sistemata al caos cosmico che si ammucchia in ogni dove dal lunedì al venerdì, con picchi di indecenza al sabato, messo in moto una doppietta di lavatrici e cucinato verdurine, riso stracotto ed altre interessanti, quanto insipide, prelibatezze per il menù della settimana a venire. Che, ve lo avevo detto vero?! Il mio ometto grande ormai mangia le pappine eh (sospirone…) altroché la frutta. Quella va bene giusto per tappare un buchino tra una tigella al lardo e una mangiatina di stinco, AKA lo svezzamento all’emiliana. Mica storie.

E in tutta questa brulicante attività mattutina, dove sarà finito Papo, vi starete chiedendo.

A letto.

Ma come a letto, ancora?!Miracolo!

No no, niente miracoli, che qui non se ne vedono e non se ne aspettano.

Vi faccio un veloce flash back.

Casa Gombi, interno, sera.

“Amore, come vorresti festeggiare il tuo compleanno?!Eh?!Eh?!Eh?!?”
Chiede lei, che ancora per i compleanni ha la passione e il luccichio negli occhi di una bimba di cinque anni.
“Dormendo.”
Risponde lui, che probabilmente deve aver bene o male realizzato che non dormirà una notte intera fino a che Bibo non compirà cinque anni.

Ecco risolto l’arcano, é il compleanno di Papo!!!

E allora auguri Papone adorato!!! 33 anche tu, mi hai raggiunta!!!

Questo, ve lo devo dire, sarà sempre un giorno un po’ speciale per noi, perché proprio un anno fa abbiamo abbiamo annunciato l’arrivo di Bibo a tutti gli amici. E sembra una vita fa. In fondo lo è proprio, una vita fa, quando la storia di noi due è diventata la storia di noi tre, dei Gombi. Accidenti quante emozioni. Ho la lacrimuccia facile, e non posso nemmeno più dare la colpa agli ormoni, ahimè. Sniff sniff. Sento ancora il boato di gioia che ha fatto tremare le finestre. Mi basta chiudere gli occhi e rivedo tutte le facce stupite, sorridenti, complici (perché qualcuno sapeva ma sssssssht, acqua in bocca!!!) qualcuno con un punto interrogativo stampato in fronte, altri che, ignari, hanno continuato a sgranocchiare cibo, per poi rimanere interdetti con un crostino a mezz’aria realizzando che tutti li stavano fissando. Sì Manuel, parlo proprio di te!  Che ridere. Che bello. Che bomba di belle sensazioni. Rifarei tutto. Tutto.

Ancora grazie, amici belli, siete le colonne della nostra vita.

E di nuovo buon compleanno, amore mio. Dormi sereno, ci pensa la mamma.

PS: Non penserete mica che la giornata sia stata tutta lavatrici e dormitone vero?!?No perché, vanno bene pantofole e famiglia eh, ma a sera ci siamo fatti un aperitivo meraviglioso, a base di biberon e bollicine, con un Bibo in super forma, vestito in coordinato con Papo (che ancora mi scappa da ridere per quanto erano belli e felici ieri i mie due amori) e con gli amici sempre pronti per un brindisi insieme!!! Cin cin ragazzi, grazie a tutti, mamma è rientrata a casa brilla come una pigna – e non succedeva da mesi e mesi. Olè! Hic! In alto i calici!!! Auguri Papo!!!

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04 Febbraio 2014 – WORLD CANCER DAY

Quello di oggi è un post diverso dal solito.

Tanto che per scriverne la bozza ho abbandonato l’amato aifon e ripreso in mano carta e penna, perché le parole di oggi van dosate bene, con precisione da alta pasticceria.

Quello di oggi è un post antipatico, che puzza, che si vorrebbe evitare, un post che ovunque lo metti sarà sempre un po’ fuori luogo.

Oggi, 4 Febbraio 2014 è il WORLD CANCER DAY, lo sapevate? Io, onestamente, no. Perché è un giorno che vorrei non aver conosciuto mai. Che mi ha colta impreparata, nuda, che ha trafitto i miei ricordi all’improvviso, alla muta si dice da noi, che ha fatto vibrare nervi che sono ancora – e sempre – troppo scoperti.

04 Febbraio 2014. Ripetete con me. World. Cancer. Day. La brutta parola con la C. Che si dice sempre a mezza voce, con gli occhi bassi, come se fosse una colpa. Di chi poi, non si sa. E invece dovremmo parlarne, e tanto anche. Perché le cose, se le conosci, fanno meno paura. Dovremmo toglierci i guanti di velluto, spogliarci delle ansie che ci mettiamo addosso come maglioni infeltriti e rimanere tremanti davanti alla paura. E abbracciarla. Mangiarla. Farla nostra. Digerirla e sputarla fuori.

Perché, che voi ci pensiate o che scegliate di fare finta di niente, può capitare. E non solo “agli altri”.

La verità, qui quoto dal sito www.worldcancerday.org  è che, per molti tipi di cancro, ci sono segnali di avvertimento, campanelli di allarme che è bene saper ascoltare per poter beneficiare di una diagnosi precoce. E ancora, insieme possiamo fare molto per combattere la devastazione che questo male infame porta nelle nostre vite, o nelle vite di chi ci sta più o meno vicino. Ad esempio, la musicoterapia, tra le altre vie per la cura del corpo e della mente, è la strada intrapresa dall’Associazione DueDu – che potete imparare a conoscere qui per il momento, in attesa di un sito vero e proprio di riferimento – per ricordare il nostro amico Dorian. Che ancora è. E sempre sarà, nelle nostre azioni.

Dorian. Dudu. L’amico in comune che ha fatto nascere la scintilla dei Gombi. Che mi aveva detto “Lascia stare, è impegnato!”, e che dopo un mese ha brindato alla nostra e ci ha offerto da bere dicendo che “le cose belle nella vita non si imparano, si incontrano”. La persona che purtroppo ha lasciato una sedia vuota al nostro matrimonio.

Ragazzi, al contrario di quanto si pensi, le raccolte fondi, la diffusione di materiale informativo, le iniziative di ogni tipo, colore, odore e sapore non saranno mai troppe. Mai. Almeno fino a quando non ci sarà per tutti libero accesso a cure mediche efficaci, di qualità ed abbordabili anche livello di costi. E quando dico tutti intendo tutti, nessuno escluso. Can you hear me, Bayer?

Quindi, datemi retta.

Non abbiate paura.

Imparate a guardare negli occhi the big C.

Io ci sto ancora lavorando su. Ma lo faccio avvolgendomi in una sciarpa arancione, ascoltando i Sigur Ros come se fossimo ancora e sempre a Firenze, in una notte d’estate. Aiuta. E, mentre impreco guardando il cielo, vedo volare via un airone cenerino. Quanti, sulla via per venirti a trovare. Quanti.

Ciao Dudu. Mannaggiatte.

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OVO SODO

Bhé dal titolo del post potreste sgamare immediatamente la mia età, nel caso vi foste lasciati scappare questo post, e anche una buona fetta del mio target cinematografico adolescenziale. Sì, Cocci alle volte ancora turba i miei sogni.
Ma questa è un’altra storia.

Oggi è lunedì. Ma mica un lunedì qualunque. Oggi è il lunedì grigio e piovoso che ha visto il rientro in ufficio della quipresente dopo i mesi benedetti della maternità.
Pignolo il lunedì, arriva sempre puntuale, avete notato?

Ho passato il weekend a fare scorte di Bibo.
Dei suoi sorrisi, ne ho messi via un po’ per ogni cliente che mi avrebbe fatta impazzire.
Ho annusato la nuca di Bibo fino a sembrare un cane da tartufo. Il suo profumo mi sarebbe poi servito per coprire i miasmi della zona industriale di produzione dei salumi che attraverso andando in ufficio, ‘na roba da far vomitare la colazione fatta in terza elementare con Tarallucci e thé scuro bollente (mai con il limone, I’m English, you know) credetemi. Che ancora non so come abbia potuto resistere nei primi mesi della gravidanza. Mistero.
Poi, ho stretto le sue manine nelle mie, per ancorarmi alla scrivania ogni volta che avrei voluto scappare a casa.
E ancora, ho fissato i suoi occhi grandi e fiduciosi, ripetendo a me stessa, più che a lui, che le mamme vanno, ma poi tornano. Le mamme tornano sempre dai loro bimbi.
Le mamme sono come i treni, sbuffano, corrono, spariscono all’orizzonte. Ma poi tornano sempre. Sulla puntualità poi, siamo come Trenitalia, ci scusiamo per il disagio e via dicendo. Tralasciamo.

Poi, ho disseminato la casa di post-it colorati e A4 pieni di punti esclamativi, con indicazioni a prova di…oddio, lo dico?!? Sì, non me ne vogliate, lo dico con affetto e con rispetto…a prova di nonno!
Ho preparato biberon e cucchiai e grattugie, mele, banane e latte in polvere in quantità industriali. Con precisione chirurgica ho buttato bavaglini e ciucci per tutta casa. Che non si sa mai.

Poi ho infilato in borsa una manata di cioccolatini. Eh. Oh. Bibo ha il ciuccio, Mamma ha i cremini FIAT.

Insomma. Tutto pronto. Tutti ai posti.
Pronti.
Partenza.
Via.

E, qui lo dico e qui lo nego, la mattinata in ufficio mi é vo.la.ta.

Ho avuto il famoso uovo sodo in gola per un pó, che non andava né su né giù. Qualche momento di zigaglino, lo ammetto (piagnucolio – nota per i non emiliani) mentre in macchina fissavo con occhi lucidi i tergicristalli sperando potessero ipnotizzarmi e farmi dimenticare che stavo rientrando sui binari del quotidiano, del “prima”.

Poi, quasi senza accorgermene (ma bruciando i semafori sul rientro che nemmeno Schumi ai tempi dei mondiali in Ferrari – ssssssssht, non ditelo a Papo!!!) ero di nuovo a casa, da Bibo.
Sana. Salva. Mamma.

E Bibo, direte voi?!
Bibo dormiva a bocca spalancata, sbavezzando placido sulla spalla della sua nonna adorante.
Sano. Salvo. Bibo.

Quando ha aperto gli occhi e li ha fissati nei miei ho sentito spostarsi il baricentro della Terra. Ho fatto un viaggio al centro dell’Universo, toccato il cielo con un dito, nuotato in un mare di gioia. Amore. Puro. Sono nata un’altra volta.

Insomma. Anche questa é andata.
Adesso mancano solo quattro giorni al weekend e 162 giorni alle ferie di Agosto ma, chi li conta?!? ; )

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G&G+M

Un post-ino piccolino e fuori programma, che mi é proprio svicolato fuori dal cuore.

Vorrei direi un grande grazie a G&G, due amici belli, di quelli incontrati in corso d’opera, da grandi, molto probabilmente perché quello era il momento giusto. Ne prima, ne dopo.

E li vorrei ringraziare da qui, che se no son cose che non si trova mai il tempo di fare, di dire.

Grazie, perché dimostrate sempre una pazienza infinita e, nonostante i nostri silenzi fatti di corse per arrivare a sera indenni, avete sempre la voglia e la costanza di pensare a noi, allargarci un invito, farci mettere un freno e obbligarci a fare un pit stop di ricarica.
Passare del tempo con voi é uno scotch per l’anima, la calma della vostra casa mi fa sentire al sicuro, togliere le scarpe all’ingresso mi permette di staccare la spina per un pó e godere della vostra compagnia.
Parlare della nuova vita da genitori con voi rassicura. Forse proprio perché non sventoliamo mai assi nella manica o miracoli salvasonno, ma perché nelle burrasche della vita con un neonato possiamo condividere una barchetta con voi e viaggiare insieme. Stanchi, con i volti tirati, ma in fondo sempre sorridenti.

E allora grazie G&G…più M. Piccola scheggia d’amore gattonante.

Per me siete grandi come le montagne che avete superato.
Papo, Bibo ed io vi vogliamo un mondo di bene.

E adesso scappo, che devo andare dal parruchiere, che quello sí che é un amico di infanzia e, se mi vede arrivare sciatta e struccata, chi lo sente?!?! ; )

Ciao, buon sabato gente bella.

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